RFK EUROPE - Defending Human Rights In This World
  • en
  • it

Annuncio della candidatura alla presidenza

Washington, D.C. 16 marzo 1968

Annuncio oggi la mia candidature alla presidenza degli Stati Uniti.

Non mi candido alla presidenza solo in contrapposizione a qualche uomo ma per proporre nuove politiche. Mi candido perché credo che questo paese abbia intrapreso una strada pericolosa e perché so cosa andrebbe fatto, per cui sento un obbligo a fare tutto quello che posso.

Mi candido per cercare nuove politiche – politiche per porre fine al massacro in Vietnam e nelle nostre città, politiche per avvicinare bianchi e neri, ricchi e poveri, giovani e vecchi in questo paese e in tutto il mondo.

Mi candido alla presidenza perché voglio che il Partito Democratico e gli Stati Uniti d'America rappresentino la speranza invece della disperazione, la riconciliazione degli uomini al posto del crescente rischio di guerra mondiale.

Mi candido perché ora è inequivocabilmente chiaro che possiamo cambiare queste disastrose politiche di divisione solo cambiando gli uomini che le stanno realizzando. Perché la dura realtà dei recenti eventi in Vietnam è stata nascosta da illusioni.

Il Rapporto della Commissione Riot è stato ampiamente ignorato.

La crisi nelle nostre città, la crisi nelle nostre fattorie e nei nostri ghetti sono tutte state riscontrate troppo poco e troppo tardi.

Nessuno che sa quello che so io riguardo le esigenze straordinarie della presidenza può essere certo che qualunque mortale possa adeguatamente ricoprire quella carica.

Ma il mio servizio nel Consiglio di Sicurezza Nazionale durante la crisi missilistica cubana, la crisi di Berlino del 1961 e 1962, e più tardi i negoziati sul Laos e sul Trattato sulla messa al bando dei test nucleari mi ha insegnato qualcosa, sugli usi e le limitazioni del potere militare, sull’opportunità e i pericoli che attendono la nostra nazione in molti angoli del globo in cui ho viaggiato.

In qualità di membro del gabinetto e membro del Senato ho visto la privazione ingiustificabile e orribile che fa morire di fame i bambini in Mississippi, i cittadini neri che si ribellavano a Watts; il suicidio di giovani indiani nelle loro riserve perché avevano perso ogni speranza e sentivano di non avere alcun futuro, e famiglie fiere e forti che aspettavano con calma che le loro vite scorressero vuote e oziose nella parte orientale del Kentucky.

Ho viaggiato e ho ascoltato i giovani della nostra nazione e sentito la loro rabbia per la guerra a cui vengono inviati a combattere e per il mondo che stanno per ereditare.

Nei colloqui privati e in pubblico, ho cercato invano di cambiare il corso in Vietnam prima che mini ulteriormente il nostro spirito e la nostra manodopera, aumenti ulteriormente i rischi di una guerra più ampia, e distrugga ulteriormente il paese e la gente che dovrebbe salvare.

Non posso stare in disparte dal contesto che deciderà il futuro della nostra nazione e il futuro dei nostri figli.

La notevole campagna nel New Hampshire del senatore Eugene McCarthy ha dimostrato quanto sono profonde le divisioni presenti all'interno del nostro partito e all'interno del nostro paese. Fino a che ciò è stato pubblicamente chiaro, la mia presenza in gara sarebbe stata vista come uno scontro di personalità, più che uno tra problemi.

Ma ora che la lotta è accesa e accesa sulle politiche di cui mi occupo da tempo, devo entrare in gara. La lotta è solo all'inizio e credo che posso vincere ...

Infine, la mia decisione non riflette animosità personale o mancanza di rispetto verso il presidente Johnson. Ha servito il Presidente Kennedy con la massima lealtà ed è stato estremamente gentile con me e i membri della mia famiglia nei mesi difficili che seguirono gli eventi del novembre del 1963.

Ho spesso elogiato il suo impegno nella sanità, nell'istruzione e in molti altri settori, e ho il più profondo rispetto per il fardello che porta oggi.

Ma il problema non è personale. Sono le nostre differenze profonde su dove stiamo andando e cosa vogliamo realizzare.

Non nego con leggerezza alla leggera i pericoli e le difficoltà di sfidare un presidente in carica. Ma questi non sono tempi normali e questo non è un'elezione normale.

In gioco non c’è semplicemente la guida del nostro partito e anche del nostro paese. C’è il nostro diritto alla leadership morale del pianeta.

Twitter
No tweets found
FacebookTwitterFlickrYouTubeRSS Feed
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner

“Each time a man stands up for an ideal, or acts to improve the lot of others, or strikes out against injustice, he sends forth a tiny ripple of hope, and crossing each other from a million different centers of energy and daring, those ripples build a current which can sweep down the mightiest walls of oppression and resistance.”

Robert F. Kennedy
Capetown, June 6th 1966