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Nei ricordi degli altri

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Robert F. Kennedy fu un uomo coraggioso che ispirò milioni di persone. Questa ispirazione è visibile nelle parole degli autori che ne hanno raccontato la vita. Il Robert F. Kennedy Memorial ha chiesto a vari autori e storici su Robert F. Kennedy di farne il proprio personale ritratto per avere una piccola idea di chi fosse questo grande uomo.

Clicca qui per leggere il tributo del Dipartimento di Giustizia a Robert F. Kennedy di Anthony Lewis (in inglese).

 


EDWIN GUTHMAN

Autore di "RFK: Collected Speeches", "Robert Kennedy in His Own Words: The Unpublished Recollections of the Kennedy Years", "An Honorable Profession: A Tribute to Robert F. Kennedy", e "We band of brothers".

Robert F. Kennedy portava un grande coraggio in ogni sua azione nella vita pubblica, e sentiva un obbligo ad agire, sia che fosse per smorzare il potere crescente del crimine organizzato, o per creare un sistema scolastico per i bambini afro-americani a cui era impedito l’accesso alle scuole bianche della Prince Edward County in Virginia, o per unire i militanti neri con i manager bianchi per affrontare insieme gli enormi problemi del ghetto di Bedford-Struyvesant a Brooklyn.

Era un americano unico. Nessuno mai prima di lui aveva condiviso i fardelli della Presidenza senza effettivamente ricoprire quella carica. Poi, dopo il 1964, quando la guerra in Vietnam è diventato il principale problema interno, quando i militanti afro-americani e studenteschi hanno iniziato ad usare la violenza e quando la paura e il di scontento ha pervaso il paese, RFK, più di qualsiasi personaggio pubblico, è stato capace di comunicare attraverso le barricate. E credeva in quello che diceva. Lo sapevano sia gli avversari che i sostenitori. Se fosse vissuto e avesse conquistato la Presidenza avrebbe guidato il paese con capacità e coraggio; la guerra in Vietnam sarebbe finita nel 1969 e all’America sarebbe stato risparmiato il Watergate. Se avesse perso non si sarebbe disperato o ritirato, ma avrebbe continuato a lottare al meglio che poteva.

 

JULES WITCOVER

Autore di "85 Days: The Last Campaign of Robert Kennedy" e "The Year the Dream Died: Revisiting 1968 in America."

Di tutti i ricordi di Bob Kennedy che ho, quello che mi ricordo sempre è la sua introduzione al film sul fratello, il Presidente Kennedy, alla Convenzione Nazionale Democratica del 1964 ad Atlantic City. Prima di riuscire a parlare, è stato sommerso da un tributo lunghissimo, con applausi e lacrime. È salito sul palco, con la testa china, concedendosi ogni tanto un pallido sorriso mentre cercava di iniziare a parlare, senza riuscire ad arrestare lo sfogo di affetto. Quando si è fermato, ha preso in prestito da Shakespeare le parole per descrivere il suo amato fratello: “quando egli morrà, prendilo e taglialo in piccole stelle, ed egli renderà così bella la faccia del cielo che tutto il mondo s’innamorerà della notte, e non presterà più nessun culto all’abbagliante sole”. Poi, mentre partiva il film sull’enorme schermo, Bob si è ritirato dietro il palco e si è seduto solo sugli scalini, fuori dalla vista del pubblico ad eccezione della stampa, e guardava le immagini e ascoltava la voce del fratello defunto.

Quattro anni dopo a Chicago, la scena si è paurosamente ripetuta alla Convenzione Democratica, con un filmato simile su di lui mentre cammina solitario su una spiaggia in Oregon e questa volta un commento registrato del fratello vivente Ted, ancora in lutto, che sintetizza tutto: “Se la vita di mio fratello, e la sua morte, avessero un significato sopra ogni altro, sarebbe questo: che non dobbiamo odiarci ma amarci gli uni gli altri, che la nostra forza non dovrebbe essere usata per creare condizioni di oppressione che portano alla violenza, ma condizione che conducono alla pace”. Le scene parallele hanno catturato per me l’essenza della profonda fedeltà di Robert Kennedy alla famiglia, e la sua compassione per la più grande famiglia umana, combinate all’azione in nome di entrambe.

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“Each time a man stands up for an ideal, or acts to improve the lot of others, or strikes out against injustice, he sends forth a tiny ripple of hope, and crossing each other from a million different centers of energy and daring, those ripples build a current which can sweep down the mightiest walls of oppression and resistance.”

Robert F. Kennedy
Capetown, June 6th 1966