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Elie Wiesel

Foto di Eddie Adams

Foto di Eddie Adams

 

 

Gli Inermi

"Ciò che non voglio, ciò che spero da tutta la vita, è che il mio passato non diventi il futuro dei vostri figli."

 

 

 

 

Biografia

Elie Wiesel è cresciuto in una comunità ebraica molto compatta a Sighet, in Transilvania (Romania). Quando aveva quindici anni, i nazisti lo hanno stipato dentro un treno insieme alla sua famiglia e deportato ad Auschwitz. Là sono morte sua madre e sua sorella, la più piccola, mentre le due sorelle più grandi sono riuscite a sopravvivere. Wiesel è stato condotto a Buchenwald insieme a suo padre, che li ha trovato la morte. Nella sua autobiografia, Wiesel scrive: "Mai dimenticherò quella notte, la prima notte al campo, che ha reso la mia vita un'unica notte interminabile, maledetta sette volte e sigillata con sette sigilli. Mai dimenticherò i volti di quei bambini, i loro piccoli corpi che andavano trasformandosi in spirali di fumo nel blu e nel silenzio del cielo. Mai dimenticherò quelle fiamme che hanno consumato per sempre la mia fede. Mai dimenticherò quella notte muta che mi ha privato per l'eternità del desiderio di vivere. Mai dimenticherò queste cose, anche se fossi condannato a esistere quanto Dio stesso. Mai." Wiesel ha dedicato la propria vita a far sì che il mondo non scordi le atrocità commesse dai nazisti, cosi che non si ripetano. Dopo la guerra, ha fatto il giornalista a Parigi, e ha rotto il proprio silenzio in merito all'esperienza che ha vissuto durante l'Olocausto, pubblicando Night (La Notte) nel 1958. È uno struggente resoconto sui campi di sterminio nazisti, è stato tradotto in venticinque lingue e ha venduto milioni di copie in tutto il mondo. Wiesel ha scritto oltre quaranta libri, e ha vinto numerosi premi per la scrittura e per il suo impegno. È stato presidente della Commissione Statunitense sull'Olocausto, ed è stato presidente e fondatore dell' Holocaust Memorial Council, istituito dal governo degli Stati Uniti. Ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace nel 1986. Wiesel insegna alla Boston University e gira il mondo patrocinando i diritti umani e promuovendo il dibattito sulla questione etica.

The Elie Wiesel Foundation for Humanity

Intervista

KERRYKENNEDY Come mai non si rassegna a quel senso di impotenza di fronte ai mali del mondo? Che cosa la spinge ad andare avanti.
DR. WIESEL Quando si pensa agli altri, ci si rende conto che bisogna fare qualcosa. Se pensassi soltanto a me stesso, probabilmente molte cose non le avrei fatte. Ma in fondo, cos'altro potrei subire che non abbia già subito? Penso ai bambini di oggi, che hanno bisogno della nostra voce, magari della nostra presenza, magari di tutto l'aiuto possibile, o almeno della nostra partecipazione emotiva. Penso alle minoranze - sociali, etniche, religiose o a quelle con gravi problemi di salute, come i malati di AIDS o del morbo di Alzheimer. Non abbiamo il diritto di dire: "Visto che non posso farci niente, non farò niente". Camus, in uno dei suoi saggi (meraviglioso), scrive che bisogna pensare che Sisifo fosse felice. Le dirò, io non penso che Sisifo fosse felice, ma penso agli altri che sono infelici. E non ho nessun diritto di minimizzare la loro infelicità.
KK Da ragazzino, come sei riuscito a superare la morte di tuo padre?
DR. WIESEL Sono venuti a liberarci pochi mesi dopo la sua morte. Durante quei mesi, avrei potuto morire anch'io, un giorno, una notte, non m'importava. Avevo perso la voglia di vivere. E se ora le dicessi che volevo vivere per rendere testimonianza, mentirei.
KK Crede che sia stato Dio a darle in dono la fona di sopportare l'atrocità, o si è trattato di un arbitrario istinto di sopravvivenza?
DR. WIESEL È stato l'istinto. Non voglio chiamarlo miracolo perché significherebbe che Dio ha compiuto un miracolo per me solamente. Significherebbe che invece avrebbe potuto compiere tanti altri miracoli per gli altri che magari erano più meritevoli di me, o quantomeno non erano peggiori di me. No, non credo. È stata pura fortuna.  Io ero lì, e c'era altra gente davanti a me. Quando li portavano via, chiudevano il cancello. Ogni giorno capitava che fossi in fila con gli altri e proprio all'ultimo momento avevano raggiunto il numero giornaliero. Se mi fossi trovato solo cinque file più avanti, oggi non sarei qui.
KK Crede che esista un disegno divino?
DR. WIESEL No, non lo credo. Non so come pormi di fronte a questo. Per tutta la vita ho continuato a fare domande a Dio.
KK Vorrebbe parlarmi del rapporto tra coraggio e amore secondo la sua esperienza? Da dove trae il senso di speranza?
DR. WIESEL È molto semplice. La speranza può darmela soltanto un altro individuo, così come soltanto un altro individuo può prenderla da me. Non è Dio. È una persona, un essere umano. I nostri rapporti con gli altri influenzano il nostro destino, il nostro destino è sicuramente anche il nostro atteggiamento morale (chiamalo amore, chiamalo amicizia, chiamalo devozione). In definitiva, si tratta sempre di una relazione con l'altro. Qualunque cosa sia, questo rapporto con qualcun altro non rappresenta il mio rapporto con Dio. Le leggi, le questioni morali, riguardano sempre le relazioni umane. Vengo da una famiglia in cui non c'era mai ostilità, o risentimento, o paura, e questa è stata la mia tradizione, ed è la mia vita. Forse ero troppo giovane quando li ho perduti.
KK Quindici anni?
DR. WIESEL Sì. Magari se avessi potuto vivere con loro più a lungo avrei avuto i problemi che hanno i ragazzi di oggi con i genitori. Non lo so. Può darsi.
KK E suo figlio?
DR. WIESEL È il centro della mia vita. È il centro del mio centro. Adesso ha ventisei anni. E io sono un padre un po' bizzarro. Ma comunque non gli piace che parli di lui.
KK Lei ha scritto di essersi sentito ispirato dal coraggio e dalla determinazione degli ebrei di rimanere devoti alla propria fede, anche di fronte al male, e anche quando assolutamente impotenti di fronte a esso. Mi parli della sua empatia verso chi è inerme.
DR. WIESEL Gli inermi, per me, sono i più importanti, i fragili, i piccoli. È per questo che in tutti i miei libri, in tutti i miei racconti, c'è sempre un bambino, c'è sempre un vecchio, c'è sempre un pazzo. Perché il governo e la società li ignorano. E io offro loro un riparo. E siccome questi ebrei mi sono piaciuti fin dall'infanzia - continuano a piacermi oggi. Tanti anni fa, passavo pomeriggi interi a parlare con anziani scrittori yiddish. Erano degli emarginati e nessuno leggeva le loro opere. Io volevo che sapessero che invece c'era qualcuno cui importava e quindi leggeva ciò che scrivevano.
KK È importante riuscire a raggiungere qualcuno che si sente ed è emarginato...
DR. WIESEL Sì, quelli che pensano di non valere niente, che si sentono dimenticati. Parlando di abusi dei diritti umani, di carcerati, non c'è niente di peggio per un uomo o una donna carcerati che sentire di essere stati dimenticati. Di solito è proprio questo l'argomento che l'aguzzino, il torturatore usa per spezzare il prigioniero, gli dice, sai, non importa a nessuno. Non importa a nessuno. È per questo, per esempio, che, a una conferenza a Washington sul tema del saccheggio delle opere d'arte, io ho chiesto: "Perché così tardi? Perché tutta questa urgenza ora?" È fondamentale non dimenticare che gran parte delle vittime non erano ricche. Il nemico ci ha rubato anche la nostra povertà e nessuno ne parla. Parlano solo delle fortune e delle gallerie d'arte degli ebrei ricchi. E la povertà dei poveri? Certe volte, quando parlo, vedo che la gente mi sente, ma non mi ascolta. Io devo qualcosa a coloro che sono stati messi in disparte. Noi che siamo così a favore della vita, che decantiamo la gioventù, che decantiamo il vigore - basta guardare le pubblicità in televisione, dove ci sono solo ragazze bellissime e ragazzi sani e forti, per capire che esiste una sorta di rifiuto verso chi non è giovane, non è sano, non è ricco. È per questo che sento di dover loro qualcosa. Ed è anche il motivo per cui scrivo. Ho scritto più di quaranta libri, ma pochi di essi parlano della guerra. E perché? Perché credo nella condivisione. Io imparo e allora condivido ciò che imparo. Ho una vera e propria passione per l'apprendere e per l'insegnare. Parecchi dei miei libri parlano dell' apprendere - dalla Bibbia, dai profeti, dal misticismo.
KK Come fa una persona a diventare crudele? Mi parli dell'odio.
DR. WIESEL Se non altro, ora siamo in una situazione in cui possiamo renderci conto delle conseguenze. Colui che odia non capisce che, odiando un certo gruppo di individui, in realtà finisce con l'odiare anche tutti gli altri. L'odio è contagioso, si espande come un cancro. Passa da una cellula a un'altra, da una radice all' altra, da una persona all’altra, da un gruppo a un altro. Se non lo fermi, si propaga per un'intera nazione, dilaga in tutto il mondo. Colui che odia non capisce che, di fatto, distruggendo gli altri distrugge anche sé stesso. Ecco il risultato, ed ecco l'orrore. Non c'è alcuna gloria nell'ammazzare la gente, non c'è alcuna gloria nell'umili aria. Non c'è gloria nelle persecuzioni. È un'importante insegnamento.
KK Un insegnamento impartito tante volte. Ha un senso vederlo ripetersi?
DR. WIESEL Capisco cosa vuoi dire. Ma certo che ha un senso. Tornando però a quel che dicevo prima, lo so che non riesco a convincere le persone a cambiare, ma ci provo lo stesso. Ascolti questa storia: un uomo giusto decise di salvare l'umanità. Quindi scelse una città, la più peccaminosa tra tutte le città. Chiamiamola Sodoma. E si mise a studiare. Apprese tutte le arti per ammaliare le persone, per far loro cambiare idee e sentimenti. Andò da un uomo e da una donna e disse loro: "Non dimenticate che l'assassinio non è cosa buona, è sbagliato". All'inizio la gente gli si riuniva intorno. Era così strano, un po' come un circo. Si riunivano intorno a lui e lo ascoltavano. E lui continuava, e ancora e ancora. Passarono i giorni. Passarono le settimane. Smisero di ascoltare. Dopo molti anni, un bambino lo fermò e gli disse: "Cosa stai facendo? Non vedi che nessuno ti ascolta? Perché continui a urlare? Perché?" E l'uomo gli rispose: "Ora ti dirò perché. All'inizio, ero convinto che se avessi urlato abbastanza forte, loro sarebbero cambiati. Adesso so che non cambieranno mai. Ma io urlo ancora più forte, perché non voglio che cambino me".
KK Dopo aver gridato tanto, trova di aver cambiato qualcosa?
DR. WIESEL Qua e là, può darsi. Ricevo delle lettere, almeno un centinaio al mese, dai ragazzini che leggono i miei libri. Rispondo a tutti, uno per uno. Il mio primo libro è uscito quarantadue anni fa. So di aver toccato qualcuno. Lo so.
KK È possibile avere il coraggio, la determinazione per cambiare qualcosa nella vita delle altre persone, senza soffrire a propria volta?
DR. WIESEL Certo. È possibile se si studia la sofferenza altrui. E si può fare con discrezione ed eleganza. Se una persona soffre, non puoi ridurre la sua sofferenza, ma puoi riuscire a ottenere che quella sofferenza non diventi la sua natura intrinseca.
KK Cos'è, per lei, il coraggio?
DR. WIESEL Sa, per me il coraggio è come lo si definisce comunemente. Io non faccio neanche le inversioni a U. Dentro di me sono sempre un rifugiato. E ho paura della polizia. Quando la incontro, mi fermo e me ne vado. Lascio che ci parli mia moglie. Ho paura delle uniformi. I generali mi spaventano. Non è stato un atto di coraggio, per me, dire a Ronald Reagan di non andare a Bitburg, mi è venuto spontaneo. Penso che i profeti fossero coraggiosi perché non avevano nessuno che li sosteneva, nessuno che li proteggeva.
KK Non avevano quel tizio molto potente che li guardava dall'alto?
DR. WIESEL Me lo provi. Ha per caso una carta d'identità che dice, Io, Dio dell'universo, ho incaricato te? Solo i profeti dicevano: "Mi ha inviato Dio". Vai e danne prova. E ciononostante,la loro personalità, le loro parole, avevano la voce di Dio. E questo è il coraggio della verità. Il potere può essere quello di un presidente o quello di un re. Il potere può essere di chi annienta un individuo. E il potere può essere qualcosa cui ci si deve rivolgere con coraggio, che poi è verità. Il problema è, come trovarlo? .. Ciò che voglio, ciò che spero da tutta la vita, è che il mio passato non diventi il futuro dei vostri figli.

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