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Perù
Francisco Soberón

Foto di Eddie Adams

Foto di Eddie Adams

 

 

Diritti Umani

"La popolazione civile si è ritrovata intrappolata tra le operazioni controrivoluzionarie governative e le guerriglie armate. I civili hanno dovuto cercare di sopravvivere tra queste opposte tensioni."

 

 

 


Biografia

Era il gennaio del 1980, l’alba era spuntata in Perù e con lei uno spettacolo inimmaginabile. In tutto il paese cadaveri di cani pendevano appesi agli alberi ad annunciare la prima azione di Sendero Luminoso. Quest'organizzazione guerrigliera di taglio marxista ha intrapreso una lotta contro il potere oligarchico dei proprietari terrieri facendo precipitare il paese in uno stato di emergenza dal quale sta riemergendo soltanto oggi. Quasi subito Francisco Soberón, un giovane avvocato  on esperienza do cooperative agricole ed educative, ha cominciato a indagare sulle presunte violazioni dei diritti umani. Ha iniziato dedicandosi alla causa della frammentata popolazione peruviana intrappolata tra le forze di sicurezza governative e di due gruppi terroristici, Sendero Luminoso e il Partito Rivoluzionario Tupac Amaru (MRTA), e dando vita nel 1995 all’Associación Pro Derechos Humanos (APRODEH). Obiettivo principale di APRODEH era la lotta contro i continui e terribili abusi dei diritti umani: percosse, torture, sequestri e incarcerazioni illegali, tutte pratiche molto diffuse in un paese in cui il 16 percento del territorio è tuttora sotto il totale controllo militare e le garanzie costituzionali sono ancora sospese.
La APRODEH ha assunto un ruolo centrale nell'indagare e nel documentare le violazioni dei diritti umani ed è conosciuta come una delle più eminenti organizzazioni per la tutela dei diritti umani dell'America Latina. Soberón si è prodigato in diversi modo: denunciando le violazioni dei diritti umani di fronte alla comunità internazionale, cercando di utilizzare il devastato sistema giudiziario e istruendo i poveri sui loro diritti. Nel 1985 Soberón ha riordinato i gruppi di tutela dei diritti umani sparsi nel paese riunendoli in un'efficace coalizione. Ha prestato servizio in numerose organizzazioni per i diritti umani, comprese le Nazioni Unite, la Federazione Internazionale per i Diritti Umani (in qualità di vice-presidente per il Sud America) e la Coalizione per una Corte Penale Internazionale (in quanto membro del comitato direttivo). Nel violento e perverso scontro politico e militare che ha diviso il suo paese, Soberón è stato visto con sospetto da entrambe le parti in lotta. Negli ultimi vent'anni non ha mai mancato di denunciare gli abusi, anche se così facendo sapeva di mettere a rischio la propria vita. Durante le numerose missioni per i diritti umani che per anni lo hanno portato in tutto il mondo, Soberón avrebbe potuto mettersi alla ricerco di un porto più sicuro. Non lo ha fatto. È sempre tornato nel suo paese, deciso a forgiare un nuovo Perù, fondato sulla democrazia e sul rispetto dei diritti umani.

Asociaciòn pro Derechos Humanos

Intervista

In Perù, i gruppi armati rivoluzionari come Sendero Luminoso e Tupac Amaruiniziano a commettere i primi atti di violenza nei primi anni Ottanta. All’inizio nessuno ha prestato loro grande attenzione, tutti pensavano si trattasse di azioni circoscritte localmente, che era possibile contrastare senza grandi difficoltà. Ma il numero di casi ha iniziato a crescere. Dopo due anni il governo aveva militarizzato le aree in questione, dichiarandole zone di emergenza, ed è stato allora che le violazioni dei diritti umani si sono rivelate come una prassi. Allora lavoravo con le organizzazioni di contadini nelle aree rurali. Alcuni amici che lavoravano  presso la Commissione dei Diritti Umani della camera dei deputati peruviana mi avevano chiesto di aiutarli a monitorare la situazione. Così ho iniziato a raccogliere informazioni e notizie provenienti dalle aree militarizzate.

Ad eccezione della Chiesa Cattolica, a quei tempi non c'erano organizzazioni governative per i diritti umani, così nel 1982 ho fondato APRODEH. All'inizio eravamo solo in quattro o cinque. Abbiamo istituito un'unità di assistenza legale, un'unità per la comunicazione e un centro di documentazione. Il nostro lavoro aumentava mano a mano che si propagava la violenza. A due mesi dall'inizio dell' attività avevamo avuto notizia della scomparsa, ad Ayacucho, di settanta persone; in capo a due anni il numero delle persone scomparse era salito a circa duemila. Nel 1983, mentre indagavo sulle sparizioni, ricordo il caso di alcuni giornalisti caduti in un'imboscata e uccisi fra i monti. La zona era controllata dalla marina militare, e anche se il caso non fu mai chiarito, le esecuzioni extragiudiziali sembravano collegate proprio ai militari. Abbiamo preso a denunciare la situazione ad Amnesty International, a Human Rights Watch, alla Federazione Internazionale dei Diritti Umani e ad altre istituzioni internazionali. Non sapevamo che avremmo potuto presentare denuncia alle Nazioni Unite o alla Commissione Inter-Americana sui Diritti Umani; questo è avvenuto più tardi.

Negli anni immediatamente successivi, la violenza politica si è estesa a tutto il paese e la domanda di monitoraggio della situazione era enorme. Siccome nel frattempo erano nate altre organizzazioni per i diritti umani, abbiamo cercato di unire le forze e, nel 1985, è nato quello che oggi chiamiamo Coordinadora Nacional de Derechos Humanos (CNDDHH), una rete di difensori dei diritti umani professionisti sparsi in tutto il paese che oggi riunisce circa settanta organizzazioni. La CNDDHH esercita pressioni politiche sugli enti intergovernativi e redige un rapporto annuale sulle condizioni dei diritti umani in Perù che viene distribuito sia all'interno del paese che all’estero.

Ma questi primi sforzi sono stati molto duri perché ci trovavamo costantemente sotto il tiro incrociato della violenza. Sendero Luminoso e MRTA erano i due gruppi armati che agivano nella zona violando quotidianamente le norme di diritto umanitario. Le operazioni controrivoluzionarie delle forze armate erano a loro volta responsabili di continue e incessanti violazioni dei diritti umani: sparizioni, esecuzioni di massa, torture, incarcerazioni arbitrarie. Ci addentravamo nella zona di emergenza con grande cautela. Per esempio, uno dei nostri colleghi che viveva e operava nelle montagne del Perù, Angel Escobar Jurado, è scomparso. Una mattina ci eravamo sentiti per telefono, mi aveva detto che stava venendo a Lima con nuove informazioni sulle sparizioni. Alle sette di sera, quando stava per lasciare il suo ufficio è stato arrestato da uomini che si ritiene appartenessero alle forze armate. Non si è mai più visto. Questo caso, come migliaia di altri, non è ancora stato risolto.

I difensori dei diritti umani e la popolazione civile si sono ritrovati intrappolati tra le operazioni controrivoluzionarie governative e le guerriglie armate. I civili hanno dovuto cercare di sopravvivere tra queste opposte tensioni. Ecco perché così tanti innocenti sono scomparsi o sono stati accusati di avere dei legami con gruppi sovversivi. La loro colpa era solamente quella di vivere in zone in cui operavano e si erano radicati questi gruppi. A volte erano costretti a dare loro del cibo e, sebbene si trattasse di assistenza estorta con la forza, i militari li consideravano collaboratori. Durante questo periodo di violenze, circa seicento persone sono state spostate dalle zone montagnose in piccoli centri andini o grandi città della costa - questa è una delle conseguenze sociali della violenza politica.

Nei primi anni Novanta, quando erano ancora presenti i gruppi armati, noi attivisti dei diritti umani siamo diventati più visibili, ma anche più vulnerabili. Sono stati anni duri e la sicurezza personale era indispensabile, dovevamo proteggere noi stessi. Un avvocato attivista di Lima è stato gravemente ferito da un pacco bomba ed è stato costretto a lasciare il paese. Molti nostri colleghi sono stati uccisi o minacciati, e molti altri sono stati forzati all’esilio. Durante tutto questo periodo abbiamo avuto ben tre governi democraticamente eletti - e questo aspetto è importante, perché tutti credevano che in America Latina il grosso delle violazioni dei diritti umani avvenisse solo sotto le dittature militari. Ma il Perù non ha mai avuto una dittatura militare durante le violenze politiche di questi ultimi decenni. Ciononostante, nei diciassette anni di violenza politica sono scomparse cinquemila persone e altre trentamila sono state uccise.

È vero che una percentuale significativa di questi crimini va attribuita a Sendero Luminoso. Ma ora, dopo la disfatta dei gruppi sovversivi, l'attuale regime sta cercando di presentare una versione ufficiale degli avvenimenti, secondo la quale tutte le responsabilità sono da addossarsi ai gruppi rivoluzionari, nel tentativo di nascondere le responsabilità dei militari e degli squadroni della morte legati alle stesse forze armate.

Nel 1995, il governo ha introdotto una legge di amnistia totale che cancella tutte le responsabilità delle forze armate dal 1980 in poi. Quindici anni di abusi e crimini senza nessuna possibilità di svolgere un'indagine o infliggere una pena, senza poter ottenere giustizia.

Tutti gli scomparsi erano contadini di estrazione andina, la cui lingua principale era il quechua, non lo spagnolo. Ossia persone considerate cittadini di seconda categoria, perciò non è stata prestata una grande attenzione a quello che stava loro succedendo. Fino a quando Sendero Luminoso non ha iniziato a colpire Lima, l'opinione pubblica delle zone urbane non si era resa conto di quello che realmente stava succedendo. Nel 1992, otto studenti e un professore sono scomparsi dall'Università La Cantuta di Lima e un anno dopo sono stati ritrovati i loro corpi. Successivamente si è saputo che le responsabilità pesavano su uno squadrone della morte dei servizi segreti militari. Questo è stato l'unico caso portato a giudizio tra i numerosi in cui erano implicate le forze armate. I responsabili sono stati incriminati ma, dopo un anno, hanno avuto l'amnistia dal regime.

Perciò, nello strascico di questi anni di repressione, c'è ancora molto da fare per ottenere verità, giustizia e riparazione: tutti concetti collegati, dipendenti l'uno dall'altro. In Perù non può esserci riconciliazione se non riusciamo a realizzare questi tre aspetti per le vittime della violenza politica, e il sistema giudiziario nazionale sembra incapace di dare una risposta a queste necessità.

Allora ci siamo rivolti alla Commissione Inter-Americana sui Diritti Umani. Durante l'amministrazione del presidente Fujimori, l'esecutivo è intervenuto sul ramo giudiziario e sulla procura generale, in questo modo non è stato possibile incriminare i membri degli squadroni della morte e i militari. Nonostante le crescenti prove delle gravi violazioni dei diritti umani commesse da quel regime, è stato estremamente difficile ottenere riscontri dalle Nazioni Unite, proprio perché si trattava di un governo eletto democraticamente. La comunità internazionale ha delle grosse resistenze a intervenire in stati cosiddetti democratici. Ma la democrazia può avere talmente tanti significati, vero? E qui, in Perù, il genuino concetto di democrazia deve ancora mettere radici. Per le organizzazioni per i diritti umani la sfida attuale consiste nello sviluppare una concezione integrata dei diritti umani, per promuovere e per difendere non soltanto i diritti civili e politici, ma anche i diritti economici, sociali e culturali.

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