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Myanmar
Ka Hsaw Wa

 

 

Foto di Eddie Adams

Foto di Eddie Adams

Responsabilità delle Multinazionali

"Mi capita di pensare: 'Ma cosa sto facendo?' Non guadagno nulla per me e mi sembra anche di non fare niente per alleviare le sofferenze degli abitanti dei villaggi. Però al tempo stesso mi dico che se volto le spalle e me ne vado non rimarrà nessuno a cui rivolgere queste lamentele."

 

 

 

 

 


Biografia

Ka Hsaw Wa è il fondatore della Earth Rights International, un'organizzazione non governativa che ha intentato una causa, creando un precedente, contro una società statunitense a causa delle torture perpetrate dai suoi agenti oltreoceano. La denuncia accusa gli agenti governativi di Burma, ingaggiati dalla Unocal, una compagnia petrolifera con sede negli Stati Uniti, che dovevano occuparsi della sicurezza dei trasporti e delle infrastrutture per un oleodotto, di aver commesso reati come l'estorsione, la violenza carnale, la tortura, la costrizione ai lavori forzati, nonché le esecuzioni sommarie, ai danni della popolazione indigena.
Per anni Ka Hsaw Wa ha attraversato le foreste di Burma, raccogliendo le testimonianze delle vittime delle violazioni dei diritti umani. Ha insegnato a centinaia di persone a indagare a loro volta sulle violazioni dei diritti umani internazionali, e come poi documentarle e renderle note. Da studente, negli anni Ottanta, Ka Hsaw Wa era stato promotore di diverse dimostrazioni a favore della democrazia a Rangoon. È stato arrestato e torturato dagli agenti del regime militare di Burma, al potere sin dal 1962 (e rinominato nel 1988 SLORC: State Law and Order Restoration Council [Consiglio di Stato per la Restaurazione delle Legge e dell'Ordine]). Per proteggere la propria famiglia ha preso un nuovo nome, Ka Hsaw Wa, che significa “elefante bianco.”
La sua meticolosa documentazione sui lavori forzati e sugli stupri che avvengono sistematicamente, viene presa in considerazione nonché citata sia da Amnesty International, sia da Human Rights Watch, sia da altre organizzazioni internazionali. Il lavoro di Ka Hsaw Wa, nonostante il tremendo rischio personale, continua tuttora nella giungla di Burma.
Ha collaborato a diversi libri, incluso School of rape (1988) e ad un film, Total Denial (2006).

Earthrights International

Intervista

Faccio questo da undici anni. Per la maggior parte del tempo coordino il lavoro sul campo, raccolgo informazioni, dirigo spedizioni alla ricerca di episodi da segnalare e istruisco il mio staff a fare altrettanto, in particolare nella zona dell'oleodotto della compagnia petrolifera statunitense Unocal. Attualmente abbiamo una causa in corso contro la Unocal. Il punto principale di questo caso è che la compagnia americana sta abusando dei diritti umani per ampliare i propri margini di profitto.
Noi andiamo a intervistare le persone che vivono a Burma e chiediamo loro di parlarci delle violazioni dei diritti umani perpetrate dal governo militare. E ci raccontano di torture, di lavori forzati, di costrizioni al facchinaggio e di stupri, nonché di esecuzioni sommarie. Raccolgo informazioni anche fuori da Burma lungo il confine Tailandese, oppure nei campi profughi.
Gli abitanti del villaggio che ci appoggiano si tengono in contatto con noi in segreto o in codice. Usiamo le radio e i Global Positioning Systems (GPS) per trovare la strada attraverso la giungla. È molto pericoloso. A volte, i soldati camminano sul sentiero proprio davanti a noi, così vicini che potremmo toccarli.
Dobbiamo stare molto attenti. Mi hanno già sparato due volte. Sono molte le violazioni dei diritti umani direttamente connesse con l'oleodotto della Unocal. Le più frequenti sono il lavoro forzato e la costrizione al facchinaggio, ossia quando i soldati costringono gli abitanti del villaggio a trasportare le munizioni, le attrezzature e i viveri. I portatori non vengono pagati, e se cercano di scappare per riferire tutto alle autorità, quelli dello SLORC li prendono, li torturano, li mettono in prigione oppure li uccidono.
Inoltre, negli ultimi quattro o cinque anni, ho saputo di dodici o quindici stupri ai danni di donne del posto da parte dei soldati dello SLORC che si occupano della sicurezza dell'oleodotto. Due di queste donne sono parte civile al processo che abbiamo in corso. L’intera zona brulica di militari che le hanno violentate mentre andavano dal villaggio a una fattoria vicina.
Nel 1988, avevo organizzato un gruppo di studenti che protestava contro lo SLORC e in favore della democrazia. Io vivevo a Rangoon, ma ogni studente del mio gruppo aveva organizzato dimostrazioni anche in altre città. Alla fine, le proteste si svolgevano in tutta Burma per sensibilizzare la popolazione sulla democrazia e sulla resistenza nei confronti dello SLORC. Durante una manifestazione a Rangoon, avevano sparato a due miei amici. Uno è morto subito tra le mie braccia; all'altro avevano sparato in bocca. Lo avevo portato all'ospedale, ma sono dovuto scappare e lasciarlo lì. Non volevo lasciare Burma e i miei anziani genitori, perciò ho deciso di andare in una zona fuori Rangoon. In quel periodo, sono rimasto nascosto nella giungla e ho visto la vita atroce che facevano gli abitanti dei villaggi. Al mattino dovevano prendere la zappa e un cesto e venivano costretti a costruire qualsiasi cosa volessero i militari.
Ho camminato attraverso la giungla per cinque giorni verso la zona di Karen con un altro studente e un abitante del villaggio. E ho visto atrocità tremende. E questo ha cambiato radicalmente la mia vita. Dal momento che nessuno fino ad allora si era occupato di intervistare la gente, ho pensato di farlo io. All'inizio non avevo né carta né penna per lavorare. Sono andato alla Karen National Union e mi hanno mandato via come un qualsiasi studente. All’Unione mi hanno detto che questo genere di incidenti capitavano continuamente e che nessuno ci faceva caso.
Mi hanno detto di non preoccuparmi, ma di prendere invece in mano un'arma e combattere i soldati. Non sapevo come portare avanti il lavoro che volevo fare senza le risorse e i mezzi necessari.
Ho continuato a rivolgermi alla KNU e ho chiesto loro di comprarmi un registratore, della carta e una penna per poter scrivere e poi far avere importanti informazioni a chi si occupava di questi problemi. Mi hanno semplicemente risposto di non prendere in giro me stesso.
Nonostante ciò, non ho smesso di raccogliere testimonianze. Potevo soltanto parlare con la gente e cercare di tenere in mente il più possibile le cose che mi raccontavano.
Nel 1992, ho incontrato Kevin Heppner. Un canadese. Abbiamo cominciato a registrare insieme le violazioni dei diritti umani. Io traducevo le testimonianze in inglese, lui le batteva a macchina e poi le spedivamo a chiunque potesse essere interessato, come Amnesty International. Insomma, era tutto estremamente difficile. E in più eravamo poverissimi. Alla fine abbiamo conosciuto una francese che ci ha dato i soldi per la carta e per spedire la posta. Ero così felice, finalmente potevamo fare qualcosa.
Nel 1994, quando è morto un mio amico, volevo rinunciare. Pensavo di dover fare qualcosa per me stesso. Avevo bisogno di guadagnare per poter dare dei soldi alla gente. “Se volto le spalle” ho pensato, “chi lo farà questo lavoro?” Le sofferenze non avranno mai fine. Anche se era dura, ho deciso che non avrei smesso di lavorare per gli altri. Mi sono dedicato alla povertà, vivendo nella giungla con pochissimo cibo.
Non so se il coraggio viene dalla forza o dalla paura. Mi ricordo una volta in cui ascoltavo una testimonianza e ho cominciato a tremare come una foglia. Era la cosa più orribile che avessi mai sentito. Racconti come questo mi ripugnano e allo stesso tempo mi danno coraggio. La sofferenza che ho patito io non è nulla in confronto alla loro. Le necessità di questa gente sono più grandi delle mie.

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