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Jordan - Giordania
Rana Husseini

 

 

Foto di Eddie Adams

Foto di Eddie Adams

Delitti d’Onore

"Se una donna, che sia madre, o sorella, o figlia, commette un errore, l’unico modo per ripristinare l’onore della famiglia è ucciderla. Il sangue lava l’onore, dicono gli assassini."

 

 

 

 

 

Biografia

Giornalista, femminista e difensore dei diritti umani, Rana Husseini ha messo in luce la vergogna della Giordania, il delitto d’onore, una pratica frequente e quantomai taciuta, fino ad oggi. Il delitto d’onore ha luogo quando una donna viene stuprata oppure quando viene accusata di aver avuto rapporti sessuali illeciti. Nel resto del mondo, una donna che subisce percosse e sevizie, o violenza carnale già si aspetta che la polizia, gli avvocati e i giudici finiscano con l’umiliarla, tralascino le indagini e archivino il caso. Pensate cosa significa questo in Giordania, dove si pensa che le donne che vengono violentate abbiamo compromesso l’onore della famiglia. I padri, i fratelli e i figli ritengono sia loro dovere vendicare l’offesa, solo che non si rifanno su coloro che l’hanno perpetrata, bensì ne giustiziano le vittime; le loro stesse figlie, sorelle, madri. Si è trattato di questo per almeno un terzo delle donne uccise nel 1999. La Husseini ha scritto numerosi articoli, lanciando una campagna contro questa pratica. Naturalmente l’hanno accusata di essere contro l’Islam, contro la famiglia e contro la Giordania, e l’hanno anche minacciata. Comunque, la regina Noor ha preso a cuore la causa, e più tardi re Hassan, nel suo discorso di apertura al parlamento, ha menzionato la necessità di proteggere le donne. La cospirazione del silenzio è stata spezzata per sempre grazie a questa giovane giornalista che rischia la propria vita nella ferma convinzione che denunciare la verità sui delitti d’onore e su altre forme di violenza contro le donne sia un primo passo per fermarle.

Rana Husseini Website

Intervista

Non immaginavo che mi sarei occupata di donne quando, nel settembre 1993, mi è stata affidata la cronaca al The Jordan Times. All’inizio scrivevo di furti, incidenti, incendi – tutti casi minori. Poi, dopo circa quattro o cinque mesi di lavoro, mi sono imbattuta nei delitti d’onore. Uno in particolare mi aveva sconvolta, spingendomi a saperne di più.

In nome dell’onore, una ragazza di sedici anni era stata uccisa dalla propria famiglia perché il fratello l’aveva violentata. Costui l’aveva aggredita parecchie volte, minacciando di ammazzarla se lei avesse parlato. Ma lei è rimasta incinta e ha dovuto dirlo ai suoi, i quali l’hanno costretta ad abortire e poi l’hanno data in moglie a un uomo che aveva cinquant’anno più di lei. Sei mesi dopo, quest’uomo ha voluto il divorzio. A questo punto, alla famiglia della ragazza non rimaneva che ucciderla. E così hanno fatto.

Il delitto d’onore ha luogo quando un membro maschio della famiglia decide che un membro femmina della stessa famiglia deve morire, perché, secondo lui, ha disonorato la reputazione della famiglia con un atto “immorale”. Atto immorale che va dal semplice rivolgere la parola a un estraneo fino a dormire con qualcuno. In molti casi, le donne finiscono assassinate anche solo in seguito a dei pettegolezzi o a dei sospetti infondati.

Cercando informazioni sull’omicidio, ho parlato con due zii della ragazza. Da principio, erano sulle difensive: “Chi te l’ha detto?” dicevano. E io rispondevo che era su tutti i giornali. Poi hanno cominciato a dire che “non era una brava ragazza”. Allora ho chiesto: “Perché è sua la colpa di essere stata stuprata? Perché la famiglia non ha punito il fratello?” Gli zii si scambiano un’occhiata e uno dice all’altro: “Cosa pensi, abbiamo ammazzato la persona sbagliata?” E l’altro: “No, no. Non ti preoccupare. È stata lei a sedurre suo fratello”. Chiedo come mai, secondo loro, tra tanti uomini che ci sono in giro lei avrebbe dovuto sedurre proprio suo fratello? E loro mi ripetono semplicemente che lei ha macchiato l’onore della famiglia con un atto impuro. E poi si rivolgono a me: “Perché sono vestita così? Perché non sono sposata? Perché ho studiato negli Stati Uniti?” Ne deducono che – anch’io – non sono una brava ragazza.

Da allora in poi ho continuato ad occuparmi di storie di donne assassinate in maniera inumana e ingiusta. La maggior parte non ha fatto nulla di immorale, né tantomeno di illegale, e comunque non meritava di morire. Ad ogni modo, ci tengo a sottolineare due cose. Una è che non tutte le donne del mio paese subiscono questo tipo di trattamento. Non tutte le donne che rivolgono la parola a un uomo finiscono assassinate. Questi delitti sono abbastanza isolati e circoscritti, sebbene travalichino i confini di classe e di istruzione. L’altra è che molti pensano erroneamente che questa pratica dipenda dall’Islam, e non è così. L’Islam giudica con molta severità l’assassinio, lo raccomanda solo in caso di adulterio all’interno di una coppia sposata. In questo caso, ci devono essere quattro testimoni oculari e la punizione deve essere inflitta dalla comunità, non dai membri della famiglia.

I delitti d’onore sono parte di una cultura, non di una religione, e avvengono anche nelle comunità arabe negli Stati Uniti e in molti altri paesi. Un terzo degli omicidi in Giordania sono delitti d’onore. Gli assassini sono trattati con indulgenza. In genere le famiglie attribuiscono il delitto d’onore a un minore, perché in Giordania la legge sui minori stabilisce che il ragazzo venga trattenuto in un centro di correzione giovanile dove imparerà un mestiere e continuerà gli studi finché, a diciotto anni, verrà rilasciato con la fedina penale pulita. La media della pensa per un delitto d’onore è di soli sette mesi e mezzo.

La ragione di tale pratica è che molte famiglie associano la propria reputazione alle donne. Se una donna, che sia madre, o sorella, o figlia, commette un errore, l’unico modo per ripristinare l’onore della famiglia è ucciderla. Il sangue lava l’onore. Gli assassini dicono: “Sì, è mia sorella e le voglio bene, ma è mio dovere”.

Mi occupo di questo argomento non soltanto perché sono una donna, ma perché c’è tanta gente che lotta per i diritti umani in generale – questioni politiche, condizioni di prigionia, diritti dei bambini – ma nessuno si occupa di questo. E non è forse importante garantire a una donna semplicemente il diritto di vivere prima ancora di lottare per qualsiasi altra legge?

Collego a questo c’è la pratica della custodia ‘protettiva’. Se una donna rimane incinta fuori dal matrimonio, va alla polizia, che la mette in prigione per ‘proteggere la sua vita’. in qualunque altra parte del mondo si mette in prigione chi minaccia la vita altrui, ma nel mio paese e ovunque nel mondo arabo, succede l’opposto. La vittima va in carcere. La maggior parte di queste donne ci resta per un tempo indefinito. Non subiscono un processo e non possono chiedere di pagare una cauzione per uscire. Se la famiglia paga la cauzione è per ucciderle subito dopo. E così restano lì, a sprecare la vita in prigione.

Da quando ho cominciato a scrivere dei delitti d’onore, le cose sono migliorate. Quando re Hussein ha aperto il Tredicesimo Parlamento, ha parlato delle donne e dei loro diritti – la prima volta che un governante ha dato importanza alle donne e ai bambini. E adesso re Hassan sta seguendo le orme del padre, con una nuova costituzione nella quale ha aggiunto due nuove sezioni, una sulle donne. E ha chiesto al primo ministro di emendare tutte le leggi che discriminano le donne. Ciò che non c’è ancora è una soluzione; potremmo partire da un rifugio per le donne. Invece di mettere in prigione le donne che hanno bisogno di essere protette dalle loro famiglie, il governo potrebbe pensare a dei programmi di riabilitazione per loro.
Naturalmente c’è chi critica questo lavoro per i diritti umani. Sono anche stata accusata di incoraggiare l’adulterio e il sesso prematrimoniale. Una volta un uomo mi ha minacciata, dicendo che se non avessi smesso di scrivere mi sarebbe “venuto a trovare” al giornale. Ciò che più mi fa male è che la gente si tiene lontana da questo argomento con dei pretesti. Una donna ha detto: “Vengono uccise venticinque donna all’anno, e allora? Guarda quanti figli illegittimi nascono ogni anno!” È così triste. Cercando di sorvolare sul tema più importante accusando la vittima e dipingendo le donne come la causa principale dell’adulterio. È sempre colpa delle donne nel mio paese, e dovunque nel mondo. Dappertutto, è sempre colpa loro. Qui stiamo parlando di vite che vengono sprecate.

È importante rendersi conto che anche coloro che commettono gli omicidi sono a loro volta delle vittime. Le famiglie mettono sulle loro spalle un peso opprimente. Se tu non uccidi, sei responsabile del disonore della famiglia. Se invece uccidi, sei un eroe e tutti saranno fieri di te.

Quando studiavo negli Stati Uniti, vedevo che c’erano brave persone che cercavano lavoro per i bisognosi. Questo mi ha fatto capire che se vuoi fare qualcosa o cambiare qualcosa, puoi. Ma in Giordania molta gente rimane passiva. O non gliene importa. Molti pensano che quello che fanno loro non cambierà comunque la società. Io invece sono convinta che questo sia sbagliato. Perché non si può dire : “Va bene, questo non lo faccio, tanto non cambia niente.” Se si ragiona così, allora è vero: non cambierà mai niente. Spero che venga il giorno in cui non dovrò più scrivere di questi delitti. Ciò avverrà quando la Giordania sarà più moderna, non solo materialmente, ma anche nella consapevolezza dei diritti umani delle donne. E sono certe che quel giorno verrà; e può essere più vicino di quanto peniamo.

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