Robert F. Kennedy
Robert Francis Kennedy nacque il 20 novembre del 1925 a Brookline, nel Massachusetts, il settimo figlio dell'unita e competitiva famiglia di Rose e Joseph P. Kennedy. "Ero il settimo di nove fratelli", ricordò in seguito, "e quando vieni da così in basso devi combattere per sopravvivere".
Frequentò la Milton Academy e dopo il servizio militare in Marina, si laureò in Scienze Politiche ad Harvard nel 1948. Tre anni dopo ottenne la laurea in Legge all'Università della Virginia. Probabilmente più importante per la sua educazione furono le cene della famiglia dove i genitori coinvolgevano i figli in discussioni sulla storia e l'attualità. "Difficilmente ricordo un momento del pasto", disse Robert Kennedy, "in cui la conversazione non fosse incentrata su ciò che Franklin D. Roosvelt stava facendo o su ciò che stava accadendo nel mondo".
Il 17 giugno 1950 Robert Kennedy sposò Ethel Shakel di Greenwich, nel Connecticut, figlia di Ann Brannack e George Shakel, fondatore della Great Lakes Carbon Corporation. Robert e Ethel Kennedy ebbero in seguito undici figli (Kathleen, Joseph, Robert Jr., David, Courtney, Michael, Kerry, Christopher, Max, Doug e Rory.)
Nel 1952 debuttò in politica guidando la vincente campagna elettorale del fratello John che aspirava al seggio di senatore per il Massachusetts. L'anno seguente entrò a far parte, per un breve periodo, dello staff del Sottocomitato del Senato per le investigazioni, presieduto dal senatore Joseph McCarthy. Il lavoro investigativo di Kennedy confermò le voci che sostenevano che alcuni paesi, alleati degli Stati Uniti nella guerra di Corea contro la Cina comunista, erano contemporaneamente impegnati nella spedizione di merci alla Cina. Tali relazioni non implicavano tuttavia, come fece spesso il senatore McCarthy, che i traditori stessero facendo della politica estera americana.
Dopo sei mesi Kennedy abbandonò lo staff, infastidito dalle discusse tattiche di McCarthy. Più tardi rientrò al Subcomitato come primo consigliere per la minoranza democratica, e scrisse un rapporto in cui condannava l'indagine di McCarthy su presunti comunisti nell'esercito. Il successivo incarico come primo consigliere della Commissione senatoriale antiracket che investigava sulla corruzione nei sindacati gli procurò il riconoscimento nazionale per le indagini sui sindacalisti Jimmi Hoffa e David Beck.
Ministro di Grazia e Giustizia:
Nel 1960 guidò efficacemente e instancabilmente la campagna presidenziale di John. Dopo l'elezione venne eletto Ministro di Grazia e Giustizia nel governo del presidente Kennedy. Durante la carica si guadagnò la stima per l'efficace e imparziale amministrazione del dipartimento di Giustizia.
Il ministro Kennedy lanciò una vincente campagna contro il crimine organizzato - durante il suo mandato le condanne contro gli esponenti della mafia aumentarono dell'80% - e si impegnò sempre più nella tutela dei diritti degli afroamericani di votare, di ricevere pari istruzione e di usufruire degli alloggi pubblici. Dimostrò il suo impegno nella causa dei diritti civili durante un discorso tenuto all'Università di legge della Georgia nel 1961: "Non staremo lì a guardare o in disparte. Ci muoveremo. Ho creduto che la sentenza del 1954 della Corte Suprema [incostituzionalità della segregazione razziale nelle scuole] è stata giusta. Ma la mia opinione non conta. È la legge. Alcuni di voi possono ritenere che la sentenza fu sbagliata. Non conta. È la legge".
Nel settembre del 1962, Robert Kennedy inviò le truppe federali ad Oxford, nel Mississippi, per far rispettare una sentenza della corte federale che ammetteva il primo studente afroamericano - James Meredith - all'Università del Mississippi. L'insurrezione che seguì l'iscrizione di Meredith alla università provocò due morti e centinaia di feriti. Robert Kennedy considerava il diritto di voto come la chiave per la giustizia razziale e collaborò con il Presidente Kennedy quando venne proposto lo statuto dei diritti civili di più vasta portata dai tempi della Ricostruzione, la legge sui diritti civili del 1964, approvata dopo l'uccisione del presidente Kennedy il 22 novembre 1963.
Robert Kennedy non fu soltanto il ministro della Giustizia del presidente Kennedy ma anche il suo più fedele collaboratore e confidente. In quanto tale, il ministro della Giustizia svolse un ruolo chiave in diverse decisioni critiche della politica estera. Durante la crisi dei missili cubani del 1962, per esempio, aiutò l'amministrazione Kennedy a sviluppare una strategia per arrestare Cuba, così anziché intraprendere un'azione militare che avrebbe portato alla guerra nucleare negoziò con l'Unione Sovietica sul ritiro delle armi.
Senatore degli Stati Uniti:
Subito dopo la morte del presidente Kennedy, Robert Kennedy si dimise dalla carica di ministro e nel 1964 si candidò con successo al Senato degli Stati Uniti rappresentando New York. Durante la campagna all'ultimo voto l'avversario in carica, il senatore repubblicano Kenneth Keating, classificò Kennedy come un "avventuriero nordista". Kennedy rispose agli attacchi con ironia: "Ho avuto due scelte negli ultimi dieci mesi", disse all'Università della Columbia, "Sarei potuto rimanere - Avrei potuto ritirarmi. [Risate]. Ed io - mio padre lo ha fatto benissimo e avrei potuto vivere alle sue spalle. [Risate e applauso] … vi dico francamente che non mi occorre questo titolo perché possa essere chiamato ministro per il resto della mia vita. [Risate e applauso]. E non ho bisogno di denaro né di un incarico di potere … [Risate] … - e forse è difficile da credere nello stato di New York - vorrei essere un buon senatore degli Stati Uniti. Vorrei essere al servizio del paese." Kennedy avviò un'efficace campagna in tutto il territorio dello stato e, supportato dalla schiacciante vittoria elettorale del Presidente Lyndon Johnson, vinse le elezioni di novembre con 719.000 voti.
In qualità di senatore di New York, avviò una serie di piani statali, tra cui l'assistenza ai bambini bisognosi e agli studenti disabili e l'istituzione della "Bedford Restoration Corporation" per migliorare le condizioni di vita e le opportunità di lavoro nelle aree depresse di Brooklyn. A tutt'oggi, il piano resta una modello per le comunità di tutto il paese.
Tali programmi facevano parte di una più ampia opera per affrontare i bisogni dei diseredati e dei deboli in America - i poveri, i giovani, le minoranze razziali e i nativi d'America. Cercò di far arrivare la questione della povertà al cuore del popolo americano viaggiando nei ghetti urbani, in Appalachia, nel delta del Mississippi e nei campi dei lavoratori emigrati. "Ci sono bambini nel delta del Mississippi," disse, "le cui pance sono gonfie per la fame … Molti di loro non possono andare a scuola perché non hanno vestiti o scarpe. Queste condizioni non sono confinate alle zone rurali del Mississippi. Esistono nelle case popolari di Washington D.C., vicino al Campidoglio, ad Harlem, a Chicago, a Watts. Esistono dei bambini in ciascuna di queste aree che non sono mai andati a scuola, non hanno mai visto un dottore o un dentista. Ci sono bambini che non hanno mai ascoltato una conversazione all'interno di abitazioni, non hanno mai letto o nemmeno visto un libro."
Tentò di porre rimedio ai problemi della povertà attraverso la legislazione, incoraggiando l'industria privata ad investire nelle aree poverissime, per poter creare così dei posti di lavoro per i disoccupati, e accentuò l'importanza del lavoro sulla prosperità.
Robert Kennedy fu anche impegnato nello sviluppo dei diritti umani all'estero. Per condividere il suo pensiero secondo cui tutti hanno il diritto fondamentale di partecipare alle decisioni politiche che influiscono sulle proprie vite e di criticare i governi senza timore di rappresaglia, viaggiò nell'Europa dell'Est, in America Latina e in Sud Africa. Egli era convinto che coloro che si battono contro le ingiustizie mostrano la forma più nobile di coraggio: "Ogni volta che un uomo si batte per un ideale", disse agli studenti sudafricani in un discorso del 1966: " chiunque agisce per migliorare il destino altrui, o si scaglia contro un'ingiustizia, emette una minuscola onda di speranza che, convergendo da mille sorgenti di energia e di coraggio, forma una corrente in grado di abbattere il più poderoso muro di oppressione e di resistenza."
Durante i suoi anni da senatore Kennedy fu impegnato nella questione della fine della guerra in Vietnam. Kennedy appoggiò inizialmente le politiche dell'amministrazione Johnson in Vietnam, ma chiedeva un impegno più vasto verso un accordo negoziato e una nuova importanza sul progresso politico ed economico nel Vietnam del Sud. Quando, però, il conflitto si estese ed il coinvolgimento dell'America aumentò, il senatore Kennedy iniziò ad avere dei seri dubbi sulla condotta della guerra del presidente Johnson. Kennedy ruppe pubblicamente per la prima volta con l'amministrazione Johnson nel febbraio del 1966, proponendo nella vita politica del Vietnam del Sud la partecipazione da tutti i fronti (compreso l'esercito politico dei Vietcong, il Fronte di Liberazione Nazionale). L'anno seguente, si assunse la responsabilità del suo ruolo nella politica dell'amministrazione Kennedy nell'Asia sud-orientale, e sollecitò il Presidente Johnson a cessare il fuoco nel Vietnam del Nord, e a ridurre lo sforzo bellico piuttosto che aumentarlo. Nel suo ultimo discorso da senatore, Kennedy disse "Siamo come il Dio del vecchio testamento che possiamo decidere, a Washington, D.C., quali città, quali paesi, quali piccoli villaggi del Vietnam dovranno essere distrutti? ... Dobbiamo accettare questo? … Penso che non dobbiamo. Ritengo che possiamo fare qualcosa a riguardo."
La Campagna Presidenziale:
Il 16 marzo 1968 Robert Kennedy annunciò la propria candidatura alla presidenza come candidato del Partito Democratico. Fu, secondo Arthur Schlesinger, Jr., " una campagna tumultuosa, colma di entusiasmo e di divertimento … Fu nello stesso tempo una campagna che trasportava nella sua estensione e passione. Certamente sfidò i compiacenti della società americana e provò a superare le divisioni nella vita americana - tra le razze, tra i poveri e i più abbienti, tra i giovani e i vecchi, tra ordine e dissenso. La campagna del 1968 portò speranza e sfida ad un popolo americano afflitto dal malcontento, dalla violenza interna e dalla guerra in Vietnam. Vinse le primarie in Indiana e nel Nebraska e parlò a folle entusiaste in tutta la nazione.
Robert Kennedy fu ucciso da un colpo di pistola il 5 giugno del 1968 all'Ambassador Hotel di Los Angeles, in California, subito dopo aver festeggiato la vittoria nelle primarie di quello stato. Si spense nelle prime ore del 6 giugno 1968 all'età di 42 anni.
Malgrado la sua vita fu interrotta precocemente, il pensiero e gli ideali di Robert Kennedy continuano a sopravvivere ancora oggi attraverso l'opera della sua famiglia, dei suoi amici, del Robert F. Kennedy Memorial prima e il RFK Center for Justice & Human Rights poi, a Washington, D.C.