The United States and the New Forces of the WorldIntervento di Robert F. Kennedy, Ministro della Giustizia degli Stati Uniti alla University of Indonesia, Giacarta, IndonesiaMercoledì 14 febbraio, 1962Sono lieto di essere con voi oggi. Sono particolarmente felice perché abbiamo molto in comune, la vostra e la mia nazione. Voi siete un Paese antico e una giovane democrazia. Noi siamo un Paese giovane e una vecchia democrazia - la più antica del mondo. Voi avete come simbolo la Garuda. Il popolo degli Stati Uniti rivendica l'aquila. Il vostro motto è "Uniti attraverso la diversità". Gli americani hanno E pluribus unum: da uno, tanti. La vostra bandiera ha il rosso del coraggio e il bianco della purezza. La nostra bandiera aggiunge il blu della lealtà. Le nostre coste si estendono per 3mila miglia. Esse vanno dall'Atlantico al Pacifico - le vostre dal Pacifico all'Oceano Indiano. Entrambi i nostri popoli vantano antenati di molti Paesi e molte lingue - ma ognuno ha unito le sue differenze in un linguaggio comune. Noi cerchiamo le quattro libertà - voi vi sforzate per i cinque pilastri. Ognuno di noi è orgoglioso di avere giovani leader. I popoli di entrambi i Paesi sono dedicati alla pace. Guerre di ogni dimensione rilasciano potenti forze sociali e economiche che possono cambiare la faccia di tutto il mondo. La seconda guerra mondiale inondò il mondo con i suoi problemi postbellici. La loro varietà e complessità tocca ogni persona in ogni terra, mare e adesso raggiunge anche lo spazio. Alcuni di questi problemi non furono adeguatamente previsti. Altri, nonostante le difficoltà a risolverli, furono sia previsti che incoraggiati come parte della lotta per la libertà dell'uomo. Il 6 gennaio 1942, un mese dopo che gli Stati Uniti entrarono nella seconda guerra mondiale, il Presidente Franklin D. Roosvelt, in un messaggio al Congresso chiarì il nostro obiettivo in quel conflitto storico. Egli disse: "Nei giorni futuri, che noi cerchiamo di rendere sicuri, guardiamo a un mondo fondato su quattro essenziali libertà umane. "La prima è la libertà di parola e espressione. "La seconda è la libertà di ogni persona di adorare Dio a suo modo. "La terza è la libertà dal bisogno - ovunque nel mondo. "La quarta è la libertà dalla paura - che tradotta per il mondo, significa una riduzione globale degli armamenti fino al punto e in modo così profondo che nessuna nazione sarà in grado di compiere un atto di aggressione fisica verso il prossimo". Gli Americani hanno combattuto per le quattro libertà in questa regione e in tutto il mondo e rimaniamo impegnati per esse. Il mio Paese cerca di realizzarle oggi. Il Presidente Kennedy, nel suo messaggio sullo stato dell'unione prima del Congresso, l'11 gennaio ha detto: "Il nostro obiettivo di base rimane lo stesso: una comunità mondiale pacifica di Stati liberi e indipendenti - liberi di scegliere il proprio futuro e il proprio sistema fino a che non minacciano la libertà degli altri". Il Presidente ha detto che cerchiamo di allargare la prosperità degli uomini liberi in tutto il mondo e di raggiungere una libera comunità di nazioni, "indipendenti, ma non interdipendenti, che unisce nord e sud, est e ovest, in un'unica grande famiglia umana che supera e trascende gli odi e le paure che lacerano il nostro tempo". Queste sono idee antiche, è vero, ma sono le idee che devono essere promosse e protette dai giovani della vostra e della mia generazione. Sono idee rivoluzionarie, ma questo non sorprende. Gli Stati Uniti sono nati da una rivoluzione si sono nutriti nella lotta. Nel corso della nostra storia il popolo americano è diventato amico e ha aiutato chi cerca l'indipendenza e una vita migliore. Per questo accogliamo con favore le nuove forze che sono apparse sulla scena mondiale perché corrispondono strettamente a quelle che hanno suscitato la nostra rivoluzione per l'indipendenza, forze che, siamo certi, porteranno a realizzare queste libertà nel mondo. Quali sono queste forze? Quali le loro opportunità? Quali i loro pericoli? All'estero lo spirito prevalente nel mondo di oggi è il nazionalismo - nazionalismo collegato strettamente con l'anti-colonialismo. Di per sé, ovviamente non è nulla di nuovo. Questa auto determinazione è servita a dare alle persone un identità all'interno del loro Paese e tra loro. In alcune società esso è diventato non soltanto un articolo di fede e un'aspirazione comune - ma anche un emblema di conquista. Questo era vero riguardo al nazionalismo che ha caratterizzato l'antico impero romano, e era la forza motrice dietro le dittature tedesca, italiana e giapponese prima della seconda guerra mondiale. Questo non è stato vero per il nazionalismo Americano. E non è vero neanche per il nuovo nazionalismo diffuso nel mondo di oggi. Questo nazionalismo ha preso la forma della "non conquista", del disimpegno da precedenti legami economici e politici. Esso sta ricreando in molte parti del mondo un senso di identità e di obiettivi e aspirazioni nazionali che il vecchio ordine ha troppo spesso cercato di soffocare. Gli Stati Uniti sono sempre stati vicini a questo tipo di aspirazioni nazionali. Quando Woodrow Wilson durante la prima guerra mondiale enunciò i suoi quattordici punti, tra i più importanti vi era il diritto di ogni nazione a determinare il proprio destino e decidere del proprio futuro. (4) Sebbene il suo auspicio sia stato ignorato dalla conferenza di Versailles, esso incitò le emozioni di Polonia, Cecoslovacchia e nazioni Baltiche; passioni ancora vive nonostante la reclusione di queste popolazioni dietro la cortina di ferro. E nel medio e nell'estremo Oriente una scintilla era stata accesa e la fiamma così incendiata ha bruciato in questi anni del dopoguerra con un vigore mai visto prima. Per questo spirito è naturale che gli Stati Uniti abbiano una grande simpatia. Il popolo americano ha combattuto per l'indipendenza nazionale nel 1776 e da allora ne è stato l'avanguardia. Dalla nostra storia sappiamo che la creazione di una nazione non è un fatto semplice. Ci sono voluti anni dopo la nostra rivoluzione - dopo aver smesso di essere una colonia - per forgiare i nostri tredici stati originari in una nazione che potesse agire effettivamente e proteggere e promuovere il benessere del suo popolo. A volte la nostra storia è stata tragica, ma da essa sappiamo per esperienza, oltre che per convinzione, che il successo può essere raggiunto. È dalla nostra conoscenza delle difficoltà che abbiamo affrontato, oltre che dalla nostra dedizione all'ideale di indipendenza, che abbiamo cercato di aiutare le nuove nazioni con assistenza tecnica e finanziaria duranti i loro primi anni cruciali. Il nostro obiettivo è che queste sopravvivano, si sviluppino e rimangano fiere e indipendenti. Nessun periodo della storia del mondo ha visto la nascita in così poco tempo di così tante nuove nazioni come questi anni del dopoguerra. Con più nazioni, è inevitabile che ci sia un aumento delle forze che, per gelosie e ambizioni, potrebbero disturbare la pace del mondo. La prolifica crescita di tante nazioni al posto di poche rende impossibile che ci sia qualcosa di simile alla Pax britannica del XIX secolo. Non ci può essere una simile combinazione di pochi poteri dominanti, come quella del Congresso di Vienna, che dica ai popoli del mondo quale posto al sole saranno autorizzati a occupare. Gli Stati Uniti non desiderano imporre la loro concezione del ruolo che altre nazioni dovrebbero essere autorizzare ad assumere. E posso dirvi francamente che non abbiamo intenzione di permettere a nessun altro Paese di imporre il suo sistema alle altre nazioni del mondo. Al contrario, la riposta che abbiamo dato e che dovremo continuare a dare è richiedere, come ha detto il Presidente Kennedy, l'associazione delle nazioni del mondo su base regionale per difendere i diritti del più piccolo a nome del tutto. L'ascesa del nuovo nazionalismo ha coinciso che la lotta contro il colonialismo. L'anti-colonialismo è l'altra faccia della moneta che su un lato ha il nazionalismo. Gli Americani sono sensibili a questa faccia perché la nostra storia è iniziata con la libertà dallo status coloniale. È quindi naturale che abbiamo dato ripetutamente il nostro supporto ai movimenti per l'indipendenza. Abbiamo fatto così un secolo fa, quando Simon Bolivar in Sud America ha sfidato la potenza della Spagna. Woodrow Wilson lo fece quando annunciò il suo principio di indipendenza nazionale e Franklin Roosevelt ne fece la sua politica estera. Gli Stati Uniti lo hanno qui in Indonesia per aiutarvi a raggiungere la vostra indipendenza. Ma l'anti-colonialismo non è nulla se non segue un percorso nazionale e rimane fedele ai suoi principi di base. Se l'anti-colonialismo è la lotta per la libertà, allora le nuove nazioni devono rimanere libere. Se la libertà dev'essere significativa, l'indipendenza dev'essere accompagnata dal desiderio di forgiare una nazione modellata sui desideri del popolo. Altrimenti la libertà può essere insignificante nelle sue ragioni e vana nei suoi effetti. E la terra sarà lasciata preda di forze che sia dentro che fuori distruggerebbero la stessa libertà che le persone cercano. Ogni anno, il quattro luglio gli Americani celebrano il Giorno dell'Indipendenza e rinnovano la loro fede nella libertà. Ricordiamo queste parole dalla nostra Dichiarazione di Indipendenza: "Noi riteniamo che le seguenti verità siano di per se stesse evidenti, che tutti gli uomini sono creati uguali, che essi sono stati dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca della Felicità; che allo scopo di garantire questi diritti sono creati fra gli uomini i Governi, i quali derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati". Queste parole di uno dei nostri grandi Americani, Thomas Jefferson, esprimono una terza grande forza che, all'indomani della seconda guerra mondiale, si è diffusa in tutto il mondo. È la convinzione che la funzione del governo di estende oltre il mero mantenimento della legge e dell'ordine, e che come obiettivo fondamentale il miglioramento di molti non solo di alcuni. Si tratta di un principio che il vostro governo ha adottato. Il vostro Presidente, in lotta per un aumento del tenore di vita, ha fissato come suo obiettivo, "una società giusta e prospera". La sua realizzazione, anche di grado moderato, è difficile. Gli uomini posso avere opinioni diverse su quale forma di governo sia la migliore. Anche all'interno di governi indipendenti come il vostro e il mio non c'è una formula rigida sulla quale siamo tutti d'accordo. Culture diverse, contesti storici diversi, diversi livelli di istruzione e tecnologia, tutto deve avere una parte nella formazione di una risposta appropriata a tempo e luogo. Nel vostro Paese voi avete il detto: Line lahdahng, line blahlahng, line loobook, line eekahn. “Un altro campo, un'altra cavalletta, un altro stagno, un altro pesce”. O, in altre parole, ciascuna nazione ha le proprie usanze e abitudini. Ma la cosa importante è che a prescindere dalle nostre diversità tutti noi abbiamo la ferma convinzione che una società giusta e prospera che offra standard di vita decenti, educazione e un sistema sanitario adeguato a tutti i suoi cittadini - non a pochi favoriti - sia più possibile da realizzare da parte di uomini che rimangono dediti ai principi della libertà invece che da coloro che sono vincolati da un sistema totalitario o da un manifesto economico e politico redatto un secolo fa come soluzione a condizioni che a malapena esistono oggi. In America abbiamo a cuore l'idea che ogni uomo ha il diritto a "Vita, Libertà e ricerca della Felicità". E che il governo ha l'obbligo di assicurare questo diritto. Abramo Lincoln, nel suo discorso a Gettysburg, ha descritto gli ideali per i quali abbiamo combattuto la nostra guerra civile 100 anni fa come la sopravvivenza di un governo "del popolo, dal popolo e per il popolo". Abbiamo protetto i diritti della persona, garantito la nostra libertà e costruito la più potente e prospera nazione che il mondo abbia mai visto. Come in ogni società, ci sono dei miglioramenti che possono essere fatti, problemi che rimangono insoluti. Non abbiamo pienamente raggiunto per noi stessi quella prosperità che cerchiamo per il nostro popolo e per tutta l'umanità. Possiamo fare meglio e intendiamo farlo. I nostri sforzi contro la discriminazione razziale, la nostra lotta continua lotto contro il bisogno, i nostri sforzi per elevare i livelli di educazione in modo che ogni uomo possa scegliere liberamente alla luce della conoscenza, tutti questi sforzi continueranno. Ma stiamo facendo progressi. Questo è ciò che importa. Non accetteremo lo status quo. Una quarta forza liberata dalla seconda guerra mondiale può essere descritta come la rivolta contro il feudalesimo economico. Essa ha anche altri nomi, come miglioramento economico o la necessità dell'industrializzazione o la riforma agraria. Anche questo è parte del nostro obiettivo di una "società giusta e prospera". Tutte le forze messe in moto a causa della seconda guerra mondiale sono e continuano a essere forze di libertà in tutto il mondo - libertà dalla dominazione straniera, in qualsiasi forma; libertà dalle preoccupazioni economiche del bisogno. Libertà di realizzare; di risolvere i problemi di ognuno; di pensare e fare e agire per ciascuno; libertà dalla paura; dalla violenza, e dalla disperazione che ha così spesso accompagnato la povertà. Per me la libertà dev'essere un concetto in continua espansione e sempre più ampio. Gli orizzonti della capacità dell'uomo di raggiungere una vita migliore - per ricercare la felicità - sono ancora lontani; le frontiere sono ancora da varcare da noi, da voi e effettivamente da tutta l'umanità. All'interno degli Stati Uniti abbiamo messo una grande enfasi sulle libertà politiche. Perché abbiamo sperimentato il fatto che queste libertà portano alle altre. Prima che Franklin D. Roosevelt diventasse Presidente c'erano molti, in America, che credevano che i poveri ci sarebbero sempre stati e che la loro unica speranza sarebbe stata la carità dei ricchi. Il governo, si pensava, dovesse essere in gran parte indifferente alla libertà dal bisogno. Il lavoro, ad esempio, aveva pochi diritti. Le grandi industrie del nostro Paese - acciaio, alluminio, gomma, automobili - si erano chiuse alla possibilità di essere organizzate dal lavoro tramite ingiunzioni, spionaggio del lavoro e contratti individuali impedendo agli impiegati a non aderire ai sindacati. Con la grande depressione che iniziò nel 1929, i poveri diventarono improvvisamente un'orda quando la disoccupazione colpì la terra. L'intero tessuto della nostra economia sembrava minacciato. Come affrontare la depressione è diventato un problema quasi irrisolvibile in base al precedente approccio conservativo. A molti, la dittatura sembrava la risposta. L'abbandono dei principi democratici sembrava necessario. Ma nel 1933 Franklin Roosevelt e altri giunsero al potere. Si affidarono al processo democratico per cambiare la direzione di governo e per infondervi una volontà di affrontare e trattare le questioni. L'occupazione diventò quindi un fine diretto della preoccupazione del governo. Si trattò, in verità, di una rivoluzione sociale e politica compiuta all'interno di una cornice di governo democratico. Da tutto ciò nacquero quelle misure contro la depressione che oggi ci sembrano comuni. Avendo rovesciato le sorti della depressione, a metà degli anni Trenta il governo si impegnò nello sviluppo di misure permanenti per diffondere più ampiamente ed equamente i frutti del duro lavoro. Previdenza sociale, indennità di disoccupazione, il riconoscimento e la protezione della contrattazione collettiva dei lavori, l'assicurazione sui depositi bancari, la regolazione dei mercati azionari, non sono che un piccolo catalogo degli strumenti messi in campo dal governo nella sua missione di agire, come diceva Lincoln, "per il popolo". Fu questa rivoluzione sociale che ha elaborato il significato di una nuova libertà - la libertà dal bisogno. Questo impulso al miglioramento economico e spirituale della nostra nazione va avanti. Il suo ritmo, con il Presidente Kennedy è stato accelerato. I nostri piani per l'aiuto medico agli anziani; per il recupero e la riqualificazione urbana; per l'aiuto federali all'educazione non soltanto per migliorare la qualità dell'educazione primaria e secondaria ma per rendere l'istruzione universitaria disponibile a ogni giovane uomo o donna qualificato e volenteroso di intraprenderla; il nostro impulso a aumentare il commercio estero accrescendo sia le esportazioni che le importazioni - questi sono alcuni degli aspetti dei nostri nuovi programmi economici e sociali. Queste sono alcune delle nuove frontiere che stiamo attualmente cercando di conquistare. Noi negli Stati Uniti teniamo in alta considerazione l'importanza dell'incentivo privato. Lo vediamo come una spinta fondamentale per l'azione sociale. Questo non significa che l'impresa statale sia incompatibile con la libertà. La nostra elettricità pubblica, il nostro sviluppo dell'energia nucleare e imprese simili, sono la prova che siamo in grado di utilizzare, ove opportuno, il credito dello Stato al posto del capitale privato. Ma la nostra storia è stata soprattutto quella dell'impresa privata - controllata dal governo quando questo era necessario al pubblico interesse. Nessun'altra nazione, che io sappia, ha lasciato lo sviluppo e la proprietà dei suoi sistemi di trasporto, sia ferrovie che linee aeree, o del suo sistema di comunicazione in mani private. Abbiamo avuto il tempo e le risorse per farlo. Altri nazioni potrebbero non avere il tempo di aspettare o le risorse per farlo. Ma il grado di controllo privato e pubblico non è un test di libertà né economica né politica. Un'attività economica completamente statale può soffocare la libertà, ma il punto in cui si trova un equilibrio tra l'uso di promuovere i due metodi di produrre ricchezza varierà da momento a momento e da nazione a nazione. Dico questo perché non abbiamo nessun desiderio di legare la nostra immagine economica su alcuna civiltà. Pensiamo che l'equilibrio tra queste due aree di attività dev'essere basato sull'esperienza. Dev'essere elaborato alla luce della cultura e delle risorse di una particolare nazione e non dev'essere la risposta di un'ideologia dottrinaria che, al contrario di essere una rivoluzione, è un nuovo feudalesimo che rende schiavi invece che liberi. Il fattore importante a cui ci impegnano è che lo Stato esiste per l'uomo e che l'uomo non è uno strumento dello Stato. È per me difficile comprendere perché l'ideologia opposta si possa appellare a ogni nazione amante della pace o a ogni nazione che si inorgoglisce - giustamente - della sua indipendenza. A casa sua, questa ideologia soggioga l'individuo allo Stato. Sulla scena internazionale essa mira ad avviluppare le nazioni in un sistema che deve controllare. Divergenze di opinioni, sia a casa che all'estero, possono essere tollerate. Abbiamo cercato di rendere consapevoli di questi pericoli i nostri amici. Contro di essi non offriamo alcuna ideologia impostata, nessuna patente di governo, ma un'enfasi sulla dignità individuale e un programma di opportunità e assistenza in termini di amicizia. Non posso lasciare questo podio senza rimarcare i grandi problemi che ci stanno di fronte nel mondo di oggi e il ruolo che i giovani devono ricoprire per raggiungere la loro soluzione. Gli uomini e le donne più giovani dovranno vivere più a lungo con questi problemi e dovranno trovare nuove risposte anno dopo anno in ogni campo - nel governo, nella politica, negli affari, nella scienza, nelle arti. Le grandi sfide di questi anni, le responsabilità che oggi devono essere soddisfatte, offrono un maggiore incentivo e una più grande opportunità come mai prima d'ora per i giovani istruiti nel nostro mondo. L'educazione è più che dare a un individuo un vantaggio economico sul suo vicino; su quelli che sono meno fortunati. Abbiamo obblighi e responsabilità per i nostri concittadini, per il nostro Paese, e anzi per le persone di tutto il mondo oggi che siamo tutti reciprocamente vicini. Abbiamo delle responsabilità per incoraggiare e diffondere la dedizione all'indipendenza e alla libertà. Sono orgoglioso di unirmi a voi oggi in questo sforzo. In chiusura voglio anche citare un notevole parallelo tra il vostro Paese e il mio che credo abbia un significato non soltanto oggi ma anche per il futuro. Il motto della mia nazione è "E pluribus Unum" o "Da tanti uno, uno". Originariamente si riferiva al saldare un governo nazionale a partire dai nostri tredici stati originari. Ma così come si espande il concetto di libertà, il significato dei motti cresce. In quella unione originale si sono ormai riversati milioni di immigranti con le loro diverse culture e tradizioni. Eppure da tutti questi molti c'è ancora una nazione, una bandiera, una lealtà. La nostra cultura si è arricchita dalla cultura di tutta Europa e dalla conoscenza, immaginazione e tradizioni di molte altre nazioni. L'Africa, per esempio, ha contribuito molto alla nostra musica; il medio e l'estremo Oriente alla nostra arte, letteratura e filosofia. Anche voi avere un motto - "Uniti attraverso la diversità". Nella vostra diversità religiosa e etnica ci assomigliate e noi assomigliamo a voi. Nella vostra grande nazione avete a che fare con le distanze, così come noi. Ma da nord a sud e da est a ovest state costruendo la stessa singola lealtà, che conserva le differenze e allo stesso tempo ha un'unità di intenti dediti al bene di tutto il popolo. La libertà, spero, sarà in loro fiero possesso così come lo è per noi - libertà nella legge e un governo del popolo, dal popolo e per il popolo. |
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