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Town Meeting of the World

Con il Sen. Robert F. Kennedy e il Gov. Ronald Reagan

Lo script riporta la versione integrale trasmessa sul CBS Television Network e su CBS Radio Network
il 15 Maggio 1967, 10:00 - 11:00 pm. EDT
Charles Collingwood, Presentatore

STEPHEN MARKS: Senatore Kennedy, vorrei chiederle che cosa pensa di ciò che ha detto recentemente Dean Rusk e cioè che l'effetto delle manifestazioni contro la guerra in Vietnam produca il risultato di prolungare la guerra piuttosto che accorciarla.

SENATORE ROBERT F. KENNEDY: La guerra sta andando avanti e si sta estendendo in Vietnam a causa dei nostri avversari, i nord vietnamiti, il fronte di liberazione nazionale dei Vietcong. Non credo che accadano particolari azioni militari nel sud del Vietnam a seguito delle proteste qui negli Stati Uniti. Penso invece che anche se tutte le proteste e le obiezioni alla guerra terminassero qui la guerra in Vietnam continuerebbe.

Sono sicuro che, fino a un certo punto, il fatto che ci siano proteste dia qualche incoraggiamento a Ho Chi Minh e ad altri. Ma non penso di certo che questa sia la ragione per cui la guerra stia continuando o il motivo per cui ci siano sempre più morti.

GOVERNATORE REAGAN: Beh, io penso che le manifestazioni stiano effettivamente prolungando la guerra perché stanno stanno dando al nemico (che invece dovrebbe fronteggiare la sconfitta dovuta alla diversa potenza delle due nazioni) l'incoraggiamento a continuare, a resistere nella speranza che la divisione qui in America porterà a una pace senza sconfitta.

Molte delle manifestazioni che stanno avendo luogo in questo Paese non potrebbero avvenire se ci fosse una dichiarazione legale di guerra, perciò penso che noi siamo adesso di fronte a una scelta. Ma ancora una volta, e sono sicuro che il Senatore sarà d'accordo con me, l'America rispetterà gelosamente il diritto al dissenso, perché penso che la grandezza nella nostra nazione sia stata basata sul pensiero che tutti hanno anche il diritto di sbagliarsi.

CHARLES COLLINGWOOD: Sono Charles Collingwood e questa è TOWN MEETING OF THE WORLD, l'ultima puntata di una serie speciale di confronti transatlantici che stanno andando avanti da quando la comunicazione satellitare li ha resi possibili. Insieme a me, nello studio della BBC di Londra c'è un gruppo di giovani studenti universitari - uno di loro viene dagli Stati Uniti, il resto da Europa, Africa e Asia. Tutti stanno frequentando l'università in Gran Bretagna. Tutti loro hanno idee, a volte provocatorie riguardo gli Stati Uniti, sul loro ruolo e la loro immagine. Durante la prossima ora, attraverso le comunicazioni satellitari atlantiche, parteciperanno a un dialogo globale con il Senatore democratico di New York, Robert F. Kennedy e il Governatore repubblicano della California, Ronald Reagan.

PRESENTATORE: Questa è un altra delle serie CBS NEWS, TOWN MEETING OF THE WORLD. L'argomento di stanotte è: "L'immagine dell'America e i giovani del mondo." Torneremo tra un momento.

(PUBBLICITA')

ANNA FORD: Credo che la guerra in Vietnam sua illegale, immorale, politicamente ingiustificabile ed economicamente motivata. Qualcuno di voi è d'accordo?

COLLINGWOOD: Chi vuole iniziare? Senatore Kennedy?

KENNEDY: Io non sono d'accordo. Come ho detto prima, ho qualche riserva nei confronti di alcuni aspetti della guerra, ma penso che gli Stati Uniti stiano facendo ogni sforzo per far sì che la gente del Vietnam del Sud sia in grado di determinare il proprio destino. Penso che questo sia ciò che vogliamo, nonostante le nostre riserve sulla condotta della guerra. Penso che negli Stati Uniti noi tutti siamo d'accordo che se è possibile risolvere la guerra e la popolazione del Vietnam del Sud può determinare il proprio destino e il proprio futuro, vogliamo lasciare il Vietnam del Sud. E' questa la dichiarazione politica del governo che certamente mi piacerebbe sentire e che credo sia appoggiata dalla vasta maggioranza del popolo americano. Il fatto è che l'insurrezione che sta avvenendo nel Vietnam del Sud è stata supportata dal Vietnam del Nord. Se tutti noi ci ritirassimo e lasciassimo il popolo del Vietnam del Sud determinare e decidere ciò che vuole: il tipo di governo, il tipo di futuro, il tipo di sistema economico… Questo è tutto ciò che ci interessa, tutto ciò che vogliamo compiere. Penso quindi che la situazione sia diversa da come tu l'abbia descritta.

COLLINGWOOD: Governatore Reagan, lei cosa pensa?

REAGAN: Beh, io penso che tutti noi siamo molto d'accordo che questa nostra nazione ha una lunga storia di non aggressione ma anche una volontà di amicizia e di aiuto a coloro che vogliono essere liberi e determinare il proprio destino. Ora, io credo che tutti noi siamo d'accordo che fare la guerra sia la più grossa stupidità dell'essere umano e che la pace sia il sogno che vive nel cure di ciascuno in qualsiasi luogo del mondo, ma sfortunatamente, a differenza di un litigio familiare, non bisogna essere due per fare la guerra. Ne basta uno, a meno che l'altro sia preparato a arrendersi al primo accenno di forza. Io credo che il nostro obiettivo sia il diritto di un popolo all'autodeterminazione e non a uno specifico modo di vita, di governo o di sistema imposto.

DAVID JENKINS: Signor Reagan, solo cinque minuti fa in questo stesso programma lei ha detto che ogni uomo ha il diritto di dissentire e io credo che ogni uomo abbia il anche diritto di sbagliare. Senza dubbio lei appoggerà anche l'ideale americano di libertà. E su questo punto voglio chiederle: lei sosterrebbe quelle persone che evitano il servizio militare o chi si dichiara obiettore di coscienza per non partecipare alla guerra in Vietnam?

REAGAN: Oh, adesso aspetti un minuto. Grazie per avermi dato la possibilità di replicare se ho dato un impressione sbagliata. In questo Paese siamo d'accordo sul diritto delle persone di sbagliare, ma come ho detto prima, sfruttare l'aspetto tecnico che noi non siamo legalmente in guerra, e ci sono persone che lo fanno, questo mi trova in grande disaccordo. Io non credo in chi evita il servizio militare. Dobbiamo poi distinguere chi è obiettore di coscienza su basi religiose. Con la nostra grande fede nella libertà religiosa nella nostra nazione, abbiamo sempre detto che a coloro i quali la religione proibisce esplicitamente di uccidere altri esseri umani (come i Quaccheri), offriamo di svolgere il servizio militare in un ruolo non di combattimento, ad esempio come medici o altro, e persone di questo tipo hanno una grande e onorabile storia nel servire in tali funzioni nelle nostre guerre. Ma se la parola governo ha un qualche significato, credo anche che una volta che è stata decisa una azione sulla base del consenso della maggioranza tutti noi abbiamo una responsabilità e che mentre ci riserviamo il diritto di dissentire dobbiamo anche supportare lo sforzo collettivo e unico della nazione. Altrimenti legge, ordine e governo sono abbattuti perché noi potremmo avere un cittadino obiettore di coscienza per il pagamento delle tasse; se permettessimo questo il governo, l'obbedienza alla legge e tutto il resto verrebbero distrutti. Perciò noi rinunciamo ad alcune libertà individuali e credo che ciò arrivi dalla nostra Costituzione, dall'idea che ogni americano, ogni persona abbia il diritto alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità. Ma se la mia ricerca della felicità viene dal dondolare il mio braccio, questa si deve fermare quando si avvicina troppo al tuo naso.

COLLINGWOOD: Senatore Kennedy c'è niente che vuole aggiungere?

KENNEDY: Beh, spero di dissentire su qualche punto rispetto al Governatore. Non penso che noi siamo automaticamente corretti o dalla parte giusta, che la moralità sia dalla nostra parte o che Dio sia al nostro fianco solo perché siamo coinvolti in una guerra. Non penso che il mero fatto che gli Stati Uniti siano coinvolti nell'uso della forza con un avversario renda tutto ciò che gli Stati Uniti fanno assolutamente corretto. Dunque l'idea che noi siamo coinvolti in una sorta di battaglia, se ci sono coloro che negli Stati Uniti sentono che la battaglia potrebbe finire più rapidamente, con minor perdita di vite umane, e che terrore e distruzione sarebbero minori se prendessimo un corso di azioni diverso, allora io penso che loro dovrebbero far conoscere il loro punto di vista. Non credo che siano meno patriottici perché sentono questo. Penso invece che sarebbero meno patriottici se non esprimessero i loro punti di vista e le loro idee, solo perché gli Stati Uniti sono coinvolti in questo tipo di conflitto così come siamo adesso. Il non esprimere alcuna opposizione a causa del fatto che siamo coinvolti in una battaglia penso sia un errore. Questo è un momento difficile, ma il mero fatto che ci stiamo sparando l'un l'altro in giro per il mondo non rende gli Stati Uniti automaticamente nel giusto. Penso che tutto ciò debba essere esaminato. Questa situazione non rende il corso di azioni che stiamo seguendo oggi automaticamente giusto o automaticamente corretto e credo che coloro che hanno un diverso punto di vista, qualsiasi esso sia, siano essi a favore di un aumento nell'uso della forza o di una sua diminuzione o addirittura di un ritiro unilaterale, mi è capitato di dissentire su questo punto ma credo che loro abbiano la responsabilità e il diritto di affermare le loro opinioni anche se siamo in un momento difficile.

COLLINGWOOD: Porrebbe però una linea alla diserzione però. Si Mr. Reagan?

REAGAN: Dunque, evidentemente, non mi sono spiegato bene. Senatore, voglio chiarire questo. No, come ho detto conserviamo il diritto al dissenso, ma quando questo dissenso prende la forma di azioni che in effetti aiutano il nemico, quel nemico che è impegnato a uccidere le nostre forze, come ad esempio disertare, evitare il servizio militare, bloccare i treni con le truppe e le navi con le munizioni, così come alcuni manifestanti hanno fatto questo va oltre il dissenso che è previsto dal nostro sistema di governo, ovunque ogni americano può alzarsi, protestare e trasmettere i suoi sentimenti al corpo legislativo o al governo debitamente organizzato nello sforzo di fargli cambiare corso; ma ancora questo si deve fermare prima che diventi prestare aiuto e conforto a un nemico che è attualmente impegnato in attività forti contro il nostro Paese.

COLLINGWOOD: Arshad Mahmood dal Pakistan.

ARSHAD MAHMOOD: Entrambi, un momento fa, avete difeso il diritto all'autodeterminazione di un popolo e il diritto a dissentire. Mi chiedevo nel caso che il Vietnam del nord e quello del sud arrivino al tavolo di trattativa, sareste d'accordo nel dare al Fronte di Liberazione Nazionale un posto nei negoziati?

KENNEDY: A chi si rivolge?

COLLINGWOOD: Beh, perché non inizia lei, Senatore?

KENNEDY: Ho già detto che sono favorevole che il Fronte di Liberazione Nazionale sia rappresentato al tavolo delle trattative, che essi arrivino e che prendano parte alla discussione. Sono stati coinvolti nella battaglia per un lungo periodo di tempo. E non penso che potremmo arrivare a una pace significativa o che potremmo avere nessun negoziato produttivo a meno che il Fronte di Liberazione Nazionale non sia rappresentato, sarei dunque favorevole al fatto che il Fronte di Liberazione Nazionale, che è il braccio politico di coloro che hanno fornito la maggior parte delle truppe, delle forze e degli sforzi nel sud, sia rappresentato al tavolo delle trattative.

COLLINGWOOD: Governatore?

REAGAN: Beh, qui siamo in disaccordo. Io credo che se c'è un negoziato che coinvolge di Vietcong questo debba essere tra i Vietcong e il governo Sud Vietnamita, in un negoziato privato perché quella dei Vietcong è una forza ribelle, una forza illegale che combatte contro un governo debitamente organizzato nella sua stessa nazione, e sedersi con loro a un tavolo di negoziato tra due nazioni, nord e sud Vietnam che sono impegnate in un conflitto minerebbe le trattative. Dubito che noi… se, vogliamo tracciare un parallelo…

KENNEDY: Pensa che gli Stati Uniti dovrebbero essere rappresentati?

ARSHAD MAHMOOD: Certo, Governatore…

REAGAN: No, se avremo un negoziato tra nord e sud Vietnam…

KENNEDY: Ma se avremo negoziati alla fine della guerra, e sia il nord che il sud Vietnam saranno rappresentati, non dovrebbero esserci anche gli Stati Uniti e il Fronte di Liberazione Nazionale?

REAGAN: Non penso che una forza ribelle, impegnata in attività criminali possa avere le caratteristiche per sedersi a un tavolo come uno dei rappresentanti.

JEFF JORDAN: Mi scusi, ma lei ha detto che crede nell'autodeterminazione e in questa bella idea di lasciare che ciascuno decida da se. Ma nel 1954 avete rifiutato di firmare la Convenzione di Ginevra, avete rifiutato di tenere elezioni indipendenti in Vietnam, avete appoggiato il regime di Diem che era odiato dal popolo vietnamita e che ha messo sei milioni di persone nei campi di prigionia. Questo era il vostro regime fantoccio e lo avete supportato. Avete rifiutato di arrivare a dei negoziati con i Vietcong e avete dimostrato che ogni volta che chiedete di discutere della pace tutto ciò che fate è di aumentare l'intensità della guerra. Questo del Vietnam è solo un esempio. Avete l'esempio della C.I.A. che ha rovesciato il governo Jagan e che ha dato 104milioni di sterline di aiuti militari alla Grecia. Ci sono così tanti esempi del rifiuto americano di permettere a un popolo di autodeterminare quale governo avere.

REAGAN: Ma adesso sta parlando di un popolo che determina quale governo avrà o di una fazione, all'interno di una nazione che vuole prendere il controllo e imporre un sistema a una nazione? Su questo non sono d'accordo, non sono d'accordo.

JORDAN: …il regime Diem. Direbbe che il regime di Diem era popolare o che si tratta di uno che avete imposto a un popolo e a cui il popolo si è poi ribellato?

REAGAN: Dubito che lei possa farne una questione. Sfido la sua storia. Nel 1954.

JORDAN: …la storia del regime Diem, signore?

REAGAN: Si. Perché ci fu un referendum, nel 1954, in cui il 90 per cento del popolo votò affinché Diem prendesse la posizione che prese. In seguito fu appoggiato in altre due elezioni, pochi anni dopo, con l'elezione dell'Assemblea Generale per il suo governo che era in maggioranza pro-Diem; e poi con un'altra rielezione nelle sua posizione. Con molta difficoltà avremmo potuto installare un regime fantoccio in un momento in cui avevamo meno di 700 consiglieri militari non armati, molti dei quali sottufficiali che stavano aiutando i sud vietnamiti a organizzare un esercito per proteggersi dalla guerriglia nel loro stesso territorio.

JORDAN: Mi scusi, sta dicendo che lei approva le attività del regime Diem?

REAGAN: Quali attività?

JORDAN: Approva il fatto che sei milioni siano stati messi nei campi di prigionia e che i consiglieri americani non hanno fatto altro che aiutare questo?

REAGAN: Sfido la sua ricostruzione storica ancora una volta. Non c'è assolutamente nessun documento che attesti che sei milioni di persone siano state messe nei campi di concentramento. Per cominciare ci sono solo 16 milioni. E poi vorrei anche sfidare qualcos'altro circa le supposte malvagità del regime Diem. Io approvo la riforma agraria di Diem in cui ha preso le terre dalle grandi proprietà dei mandarini e le ha rese disponibili ai contadini e alla gente del Viet Nam che non aveva mai posseduto la terra prima di allora. Inoltre vorrei sottolineare che un gruppo delle Nazioni Unite fu inviato a Saigon, in Viet Nam per investigare sulle accuse contro il regime di Diem. Quando sono tornati in questa nazione Diem è stato assassinato, un fatto che credo sia stata una delle più grandi tragedie di tutto il conflitto; intanto il rapporto, che in un primo momento il gruppo evitò di rendere ufficiale, in seguito alla morte di Diem, è stato pubblicato e sgombra il regime Diem da tutte le accuse che sono state mosse contro di lui.

COLLINGWOOD: Governatore, sentiamo il Senatore Kennedy su questo punto. Non lo abbiamo sentito da un po'. Qual'è la sua risposta alla domanda di Jordan, Senatore?

KENNEDY: Perché qualcuno non mi fa una domanda in modo da poter rispondere in maniera specifica?

JORDAN: Posso chiederle una cosa allora?

COLLINGWOOD: Mani spuntano di nuovo. Vai avanti Jordan.

JORDAN: … autodeterminazione, un principio che è stato usato dal Mr. Reagan e che mi sembra sia stato violato dall'azione americana in Viet Nam, dal suo rifiuto di permettere libere elezioni come suggerito dalla Convenzione di Ginevra, dal fatto che ha supportato…

KENNEDY: Ok, ho capito. Ho capito. Come ho detto prima, penso che negli ultimi 10 anni siano stati fatti degli errori. Errori in cui sono stato coinvolto. Scusatemi.

JORDAN: Le sembra un errore il fatto che un milione di civili sia stato ucciso?

KENNEDY: Se un milione di civili è stato ucciso, mi sembra un errore -- Penso che i civili uccisi nel Viet Nam del nord o del sud, penso che il terrorismo che c'è stato nel Viet Nam del nord sia stato un errore: penso che il terrorismo -- le uccisioni che sono avvenute in Ungheria negli anni '50 siano stati un errore; e penso che alcune delle azioni del presidente Diem nel Viet Nam del sud siano state un errore. Penso che diverse volte gli Stati Uniti sono stati associati con governi che non rappresentavano la volontà e la speranza del popolo, e penso che ciò sia veramente una disgrazia, ma non voglio andare avanti in questo modo e non penso che il Governatore Reagan vada avanti così, dicendo che non abbiamo mai fatto un errore e che non abbiamo mai sbagliato, perché penso invece che lo abbiamo fatto. Ma se guardiamo al presente, se posso permettermi, il fatto è che gli Stati Uniti vogliono avere elezioni nel Viet Nam del sud, vogliono conformarsi al risultato di queste elezioni e vogliono permettere a un gruppo esterno di venire e di supervisionare le operazioni elettorali, sono i nord vietnamiti che non vogliono accettare tutto questo.

Lasciatemi anche dire che se si vuole criticare il presidente Diem, suggerirei allo stesso tempo di criticare anche il Viet Nam del nord. Qual'è l'ultima volta che hanno avuto libere elezioni? Quando è stata l'ultima volta che ci sono state elezioni libere in una delle nazioni a noi avversarie? Concordo con il fatto che gli standard che noi manteniamo possano essere diversi e più alti rispetto al resto del mondo e che per questo motivo abbiamo una maggiore responsabilità nell'aderirvi. E a volte non lo abbiamo fatto, nelle nostre relazioni con alcune nazioni latinoamericane, asiatiche e africane, e sarei grato di poter spiegare quelle che credo siano le ragioni di questo. Ma non dico che siamo infallibili, non dico neppure che l'amministrazione in cui anche io ero coinvolto con il Presidente Kennedy era perfetta per quanto riguarda la nostra politica nei confronti del Viet Nam; ma neanche il Viet Nam del nord è senza errore. E l'altro punto importante, che credo potreste e dovreste accettare, è il fatto che in questo momento siamo disposti a rispettare le elezioni. Come abbiamo detto con chiarezza, vorremmo permettere a un gruppo esterno di venire a supervisionarle.

JORDAN: Non so a cosa si riferisca quando dice "Noi". Ne il presidente Johnson e certamente neanche il Governatore Reagan sono preparati a negoziato con i Vietcong che secondo lei dovrebbero essere presenti al tavolo delle trattative. Mentre stanno spendendo 20miliardi di dollari all'anno per distruggere il Paese e mentre il nostro governo rifiuta…

KENNEDY: Si sbaglia, le sue cifre non sono esatte - si tratta di circa 25miliardi di dollari.

JORDAN: Oh, splendido, 25miliardi di dollari …

KENNEDY: Ma non direi - mi faccia solo dire questo - non fa bene a nessuno esagerare. Non stiamo spendendo 25miliardi di dollari per distruggere un Paese. Noi sentiamo con forza negli Stati Uniti - può sorridere se vuole - ma noi l'abbiamo ascoltata, adesso ascolti lei. Vogliamo che il popolo del Vietnam del sud - ancora, io e il Governatore Reagan abbiamo delle differenze e forse io differisco da altri - ma il fatto è che siamo d'accordo sul fatto che rispetteremo i risultati delle elezioni nel Vietnam del sud. Questo è tutto ciò che ci interessa del Vietnam del sud, che le persone facciano le proprie scelte. Il presidente Johnson ha detto pubblicamente che rispetterà i risultati elettorali e se anche i comunisti prenderanno in consegna il Paese gli Stati Uniti si ritireranno. Adesso se i nord vietnamiti annunciassero pubblicamente: "Rispetteremo il risultato elettorale, avremo elezioni tra 60 giorni, accetteremo che la Commissione Internazionale di Controllo (ICC) venga a supervisionare le operazioni di voto", allora penso che -- e torniamo al punto precedente -- penso che ciò che lei ha detto abbia un senso. Abbiamo tenuto fuori la sfida, il fatto che siamo disposti a rispettare le elezioni, se è questo che vuole mettere in risalto. Penso che sia molto più complicato.

JORDAN: …se non arriva entro 60 giorni allora ho ragione?

KENNEDY: Mi scusi?

JORDAN: Lei ha detto che se questo non succede entro 60 giorni allora la mia domanda ha un senso.

KENNEDY: No - ma i nord vietnamiti appoggeranno le elezioni? Può confermare questo?

STEVEN MARKS: Senatore Kennedy, posso chiederle qualcosa su queste elezioni, perché quello che ho capito dalla stampa americana è che nelle elezioni che si sono tenute di recente nel Vietnam del sud nessuno che, detta del governo, fosse neutrale o comunista era stato ammesso a partecipare.

KENNEDY: Si, questo è vero.

MARKS: E c'era anche una considerevole intimidazione. Ora mi sembra che se lei - lei ci accusa di essere incoerenti, che se lei vuole accusare il Viet Nam del nord di non tenere libere elezioni, allora dovrebbe condannare il governo del Vietnam del sud supportato dal presidente Johnson per aver tenuto elezioni che sono tanto farsesche quanto ciò che accade in un Paese comunista.

KENNEDY: Beh, mi faccia dire solo questo, ho detto all'inizio che si sono stati errori e cose che sono state fatte nel Vietnam del sud che io non condivido. Sto solo dicendo -- e non penso -- e sono d'accordo con le sue critiche dell'elezioni nel Vietnam del sud. Come ho detto in precedenza, non penso sia questo il punto. Il punto è che noi abbiamo detto che rispetteremo il risultato delle elezioni, e non ho detto che le elezioni che si sono tenute sono state delle libere elezioni. Lei ha assolutamente ragione. Il governo del Vietnam del sud non ha permesso ai neutrali o ai comunisti -- o a persone facenti parti del Fronte di Liberazione Nazionale, di partecipare alle elezioni che ha tenuto in passato. Ma come abbiamo detto, la politica degli Stati Uniti è stata che, se il Viet Nam del nord e il Fronte di Liberazione Nazionale sono d'accordo, terremo elezioni nel Vietnam del sud in cui tutti partiti parteciperanno lasciando che sia il popolo a determinare il proprio destino. Penso che potremmo farlo in 60 giorni, se lei convince il signor Ho Chi Minh e il capo del Fronte di Liberazione Nazionale a partecipare con noi. Questa è la sfida che le offro.

COLLINGWOOD: Mr. Graziani dall'Italia.

GRAZIANI: Si. Penso che sia molto importante. Penso che se noi vogliamo capire ciò che gli americani stanno facendo in Vietnam. Penso che ciò che vorremmo sapere è che diritto hanno di essere li. Andando la hanno violato la carta delle Nazioni Unite, la Costituzione degli Stati Uniti e gli accordi di Ginevra. Cosa potete dire al riguardo?

REAGAN: Beh, io non penso che abbiamo violato nessuno di questi accordi. E' un fatto che, con l'accordo di Ginevra sono state create due nazioni divise dal 17esimo parallelo…

STUDENTI: No, no, una divisione temporanea…

REAGAN: Un milione di persone -- un milione di persone è fuggito attraverso la frontiera verso il Vietnam del sud. Ora …

GRAZIANI: Posso citare un passaggio dall'accordo di Ginevra? "Il 17esimo parallelo che divide il Viet Nam del nord e quello del sud è una linea di demarcazione militare meramente provvisoria e non dovrebbe in ogni modo essere interpretato come costituente un confine politico o territoriale. L'introduzione di armi, munizioni, truppe e personale militare straniero in Viet Nam è proibito." Non pensa che questo sia stato violato?

REAGAN: Oh, signor Graziani, io -- solo un momento. Quando ho detto questo non intendevo dire che Ginevra ha creato una nazione separata, ma che una volta creata la linea di demarcazione, non è stato forse Ho Chi Minh e i Nord Vietnamiti che hanno chiuso il confine dopo che un milione di rifugiati è scappato verso il Viet Nam del sud in fuga dal regime comunista che era stato imposto nel Viet Nam del nord? Non sono stati loro stessi a creare questa nazione, non hanno forse iniziato l'aggressione verso il Viet Nam del sud in violazione di quel trattato? (varie voci)

COLLINGWOOD: Sentiamo il senatore Kennedy signor Graziani. Sentiamo su questo il Senatore Kennedy.

KENNEDY: Bene, prima di tutto, -- penso che probabilmente ho alcune diversità rispetto al Governatore Reagan riguardo al comunismo in questo momento. Prima vorrei dire …

GRAZIANI: Risponda alla mia domanda prima.

KENNEDY: Bene, non lo so…

GRAZIANI: Mi scusi, lei dovrebbe. Lei dovrebbe dare diritto legale all'America di essere in Vietnam.

KENNEDY: Ci girerò intorno. Penso di poter rispondere nel modo che voglio. Non credo che il comunismo sia un sistema politico monolitico in questo momento. Penso che ci siano grandi differenze tra l'Unione Sovietica e la Cina comunista; e penso che ciò sia riconosciuto negli Stati Uniti così com'è riconosciuto in Europa e altrove nel mondo.

Sono d'accordo, non credo che il sistema comunista ci voglia bene, ma penso che sia riconosciuto da tutti che si tratti di un sistema differente da quello che era 20 anni fa, e che stiamo facendo ogni sforzo negli Stati Uniti, i nostri governi e il nostro popolo si sta sforzando per provare a trovare un accordo, in particolare con l'Unione Sovietica, e che riconosciamo il pericolo che viene dalla Cina, ma che, come ha detto il presidente Johnson, ci sforzeremo di provare a trovare un accordo anche con la Cina comunista, se ciò è possibile. Forse, al di la delle lotte interne che stanno succedendo in Cina in questo momento, è possibile che possa arrivare un governo con cui non solo gli Stati Uniti, ma anche l'Unione Sovietica e altre nazioni del mondo potranno accordarsi. Questo è ciò che speriamo.

COLLINGWOOD: Sentiamo che cosa gli altri…

GRAZIANI: Lei non ha risposto alla domanda.

KENNEDY: Sarò felice di rispondere.

GRAZIANI: Le ho già chiesto, quali sono i diritti legali che ha l'America di essere in Vietam?

KENNEDY: Risponderò a questo. Dirò soltanto che altre persone hanno sollevato dei punti. E penso che sia interessante che abbiano toccato questi punti e che li discuteremo. Ma in ogni caso, siamo stati invitati a venire, nel 1955 dal governo dell'epoca per portare aiuto e assistenza. Ed è stato dopo, durante il 1959, 1960, 1961, 1962 che ci furono indizi del fatto che il Vietnam del nord stava supportando un'insurrezione nel sud ed è stato per combattere contro quell'insurrezione che gli Stati Uniti hanno mandato un maggior numero di persone. Abbiamo avuto gli stessi accordi in Europa occidentale. Abbiamo inviato truppe in Europa occidentale e le abbiamo tenute la con la Nato dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale per assicurarci che non vi fossero rovesciamenti di governo in quelle nazioni e che i popoli stessi potessero determinare il proprio destino e il proprio futuro.

COLLINGWOOD: TOWN MEETING OF THE WORLD torneremo tra un momento.

(PUBBLICITA')

COLLINGWOOD: Bene, c'è una discussione vivace sul fatto se il Fronte di Liberazione Nazionale debba essere rappresentato oppure no, e tra gli studenti c'è un grande alzare di mani. Steven Marks

STEVEN MARKS: Beh, prima di tutto vorrei chiedere al Governatore Reagan come pensa che la sua attitudine e il principio di non negoziazione con i ribelli sia stato applicato nel corso del 18esimo secolo, mi piacerebbe sapere come pensa che la sua nazione abbia conquistato l'indipendenza?

REAGAN: Penso che dobbiamo essere piuttosto realistici riguardo a queste supposte guerre di liberazione; la legittima sollevazione di un popolo che si sollevò così come fecero gli americani un paio di secoli fa contro quella che consideravano una tirannia e un'invasione dei loro diritti, inizia con la frase della Dichiarazione di Indipendenza: "Quando il corso degli eventi umani." Dobbiamo essere abbastanza realisti oggi per chiederci, si tratta veramente di guerre di liberazione e della sollevazione di un popolo, o sono istigate da qualcuno al di fuori come parte del grande conflitto ideologico che sembra andare ancora avanti nel mondo di oggi?

Se i Vietcong e i sud vietnamiti si sedessero a negoziare sulle divergenze che hanno causato la ribellione dei Vietcong, penso che ci potremmo sorprendere a scoprire che i Vietcong, io non sarei sorpreso, sono una piccola minoranza istigata da una forza esterna e cioè il Viet Nam del nord, ma non si tratta di una rivolta della gente del Viet Nam del sud.

KENNEDY: E io credo che è importante che gli Stati Uniti si associno con quelle forze che, all'interno di una nazione, sono favorevoli a un cambiamento fine a se stesso, ma per una vita migliore per il popolo di queste nazioni, non con il principe nel suo palazzo o il generale nella sua caserma, ma con il contadino nel campo, con lo studente e con coloro che vogliono condurre una vita migliore e portare la loro nazione a una vita migliore, non scambiando una tirannia con un altra, non un tipo di dittatura con un altro tipo di dittatura.

GELLA SKOURAS: Vorrebbe che gli Stati Uniti si dissociassero dal regime militare che c'è adesso in Grecia?

KENNEDY: Grecia. Beh, penso che sia una disgrazia quando i militari sopraffanno un sistema democratico in un Paese. Penso che sia particolarmente grave quando questo succede in Europa, un luogo a cui le altre nazioni del mondo guardano come a una sorta di guida e penso, in particolare perché la democrazia iniziò in Grecia, ad Atene, che sia particolarmente sfortunato che ciò stia accadendo la.

Penso che gli Stati Uniti dovrebbero mettere in chiaro che la nostra relazione con la Grecia continuerà a essere difficile a meno che il Paese non ritorni a processi democratici, e io, da parte mia, mi opporrò a dare aiuto militare o assistenza alla Grecia fino a che non sia chiarito che sarà il popolo a determinare il proprio futuro e non una giunta militare.

COLLINGWOOD: È d'accordo Governatore Reagan?

REAGAN: Beh, si tratta di una situazione abbastanza confusa là e non sono sicuro di essere completamente d'accordo che, beh non sono sicuro che le forze che l'insorgenza della giunta militare si è impegnata a sconfiggere fossero completamente dedicate al benessere della Grecia, o se invece non fossero parte di questa istigazione alla ribellione e alla violenza da parte di persone che hanno una fedeltà primaria a una teoria economica e politica che credono dovrebbe dominare il mondo.

VLADIMIR PERENOSOV: Pensiamo che i comunisti saranno in tutto il mondo perché è un sistema molto buono. Lei invece crede che un'altro sistema si imporrà nel mondo, ma non dovremmo litigare, non dovremmo combattere l'uno contro l'altro e invece di dire le cose che lei ha detto ci piacerebbe negoziare, ci piacerebbe farlo in Vietnam adesso, non vedere truppe americane la. Sappiamo che più di 50mila persone, soldati americani, andranno in Vietnam e pensiamo che ciò causerà una nuova guerra mondiale perché il primo ministro cinese ha detto che se gli americani sbarcheranno nel Vietnam del nord anche loro manderanno la i loro volontari. E voi sapete che l'Unione Sovietica ha apertamente detto che vorrebbe inviare anche i suoi volontari e questo potrebbe creare una nuova e pericolosa guerra mondiale. Penso che invece di inviare truppe americane in Vietnam sia meglio negoziare e fermare questa guerra in Vietnam e negoziare tra l'Unione Sovietica e l'America per creare una buona atmosfera.

BRADLEY: Questa discussione sta somigliando a molte altre che ho avuto a Oxford e in Europa. Si tratta di un tipo di discussione sul Vietnam che in qualche modo degenera in accuse polemiche e dispute sui fatti, etc. etc. Penso che ci debba essere una comprensione di base in ogni tipo di discussione e cioè che gli Stati Uniti non sono la per acquisire una posizione di potere in terra o una forza economica nel mondo. E penso che ci siano altre cose su cui dobbiamo dibattere qui. Quando parlate di negoziati che sembrano essere l'auspicio principale di tutti, beh, dunque abbiamo i negoziati e ci portiamo le persone del Fronte di Liberazione Nazionale, del Vietnam del nord, del Vietnam del sud, e degli Stati Uniti. E dunque di che cosa negoziamo? Negoziamo per la stabilità dell'Asia, e cosa significa stabilità dell'Asia? Significa che gli Stati Uniti dovrebbero essere presenti in Asia oppure assenti, e lasciare che le forze rivoluzionarie facciano il loro corso?

Penso che queste siano domande più importanti da chiedere e sono sicuro, ad esempio, che il signor Singh dall'India se gli chiedessimo a chi chiederebbe aiuto se i Cinesi attaccassero l'India? Andrebbe dal'Unione Sovietica o dagli Stati Uniti? Penso che ci sono alcune questioni sulla stabilità dell'Asia che non sono state evase.

COLLINGWOOD: Beh, vediamo. Ho chiamato prima il signor Delvaque dalla Francia.

DELVAQUE: Bill ha ricordato recentemente la necessità della presenza -- o la … scelta della presenza degli Stati Uniti in Asia -- Io penso che la migliore presenta di una nazione in un'altra sia la presenza diplomatica. E il presidente Johnson ha citato la necessità di, diciamo, normalizzare le relazioni tra Stati Uniti e Cina. Governatore Reagan, pensa che questa normalizzazione sia desiderabile?

REAGAN; Dunque, l'unica obiezione che ho avuto verso le costruzioni di ponti che sono state tentate da questa nazione è, con molta franchezza, che noi non abbiamo avuto abbastanza faccia tosta da dare - ora quando dico concessioni non voglio dire che devono farlo a modo loro ma dare concessioni che potrebbero aiutare a costruire il ponte partendo dall'altra parte.

Ad esempio, quando abbiamo firmato il trattato consolare con l'Unione Sovietica, penso che ci fossero cose che avremmo potuto chiedere in cambio. Penso che potrebbe essere davvero ammirabile se il muro di Berlino, che fu costruito contravvenendo direttamente a un trattato, se questo muro scomparisse. Penso che questo sarebbe un passo verso la pace e l'autodeterminazione per tutti i popoli. E dunque penso che ciò che sta emergendo, che è importante e che si lega a ciò che ha detto Bill Bradley -- tra le persone di buona volontà nel mondo di oggi c'è una tendenza ad argomentare sfidando o sospettando i moventi dell'avversario quando ciò che contestiamo è forse solo il metodo. Iniziamo a partire dall'idea che le persone vogliono la pace invece di sospettare che tutto ciò che qualcuno propone sia un complotto. Per esempio, noi non vogliamo che il Muro di Berlino venga abbattuto perché sarebbe più facile saltare alla gola dei tedeschi orientali. Pensiamo soltanto che un muro costruito per confinare le persone e tenerle nel loro Paese invece di permettergli la libertà di viaggiare per il mondo, debba essere in qualche modo ingiusto.

DELVAQUE: Non credo che lei abbia risposto davvero alla mia domanda. Le ho chiesto se lei pensa che la normalizzazione delle relazioni tra gli Stati Uniti e la Cina fosse desiderabile.

REAGAN: Beh, pensavo di aver risposto. Magari in maniera un po' troppo generica. Quando lei parla di normalizzazione cosa significa esattamente? Vuol dire che gli Stati Uniti dovrebbero…

DELVAQUE: Questo è quello che vorrei mi dicesse lei…

REAGAN: Bene, gli Stati Uniti hanno grano e la Cina sta attraversando una grande carestia. Noi potremmo aiutare con quel grano. Dovremmo quindi sopravvolare e dare quel grano al governo dei Rossi che, guarda caso, non hanno mai provato di essere la scelta del popolo cinese …

WARUHIU: Pensa che Chiang Kai-shek sia una scelta migliore?

REAGAN: Aspetti un minuto, solo un minuto prima che il mio giovane amico inglese si metta a ridere forte. E se noi dicessimo, sforzandosi di portare l'amicizia tra i nostri popoli, che noi autorizzeremo la fornitura del grano in modo che il popolo cinese, coloro che ne hanno bisogno, possano prenderlo, e allo stesso tempo chiedessimo in cambio ai Rossi di sedersi sforzandosi di rinunciare alle loro espressioni ostili che annunciano apertamente i loro intenti aggressivi. Sarebbe sbagliato?

WARUHIU: Governatore Reagan è noto che lei ha supportato il senatore Goldwater nella sua corsa alla presidenza. Una delle cose che diceva riguardava l'estremismo, l'estremismo e la libertà. Ora lei vede una differenza tra questo e Stokely Carmichael che dice al diavolo le leggi di questo Paese? Non sono queste due affermazioni entrambe estreme? E quando lei dice che la Rossa Cina smetta con le affermazioni ostili, non potrebbe smettere anche lei con questi toni, che sono palesemente ostili?

REAGAN: Beh, non penso ci fosse niente di ostile in quello che diceva. Davvero, avrei potuto domandare se fosse quello il tempo e il luogo per dire quello che ha detto. Stava parafrasando un famosissimo appunto che risale, credo, a Cicerone. E quello che stava parafrasando in quella frase è l'idea della difesa a tutto campo della virtù - difesa a tutto campo della libertà e il fatto che c'era - penserei a un soldato che è morto nella seconda guerra mondiale combattendo l'Hitlerismo sia andato fino in fondo nella difesa di ciò che credeva fosse giusto e morale, virtuoso e certamente nella difesa della libertà. Adesso, riguardo a …

WARUHIU: Mi scusi signore, se sostituisse virtù con comunismo vedrebbe la situazione di stallo che ciò produrrebbe. Lei pensa che qualcosa sia buono; lui pensa che qualcos'altro sia buono. Lei vuole che lui smetta con le sue visioni ostili. Lei non è preparato ritirarsi di un centimetro dalle sue.

REAGAN: Posso chiedere, dunque, aspetti un minuto. Lasci che le chieda una cosa. Posso indovinare la risposta ma so che la risposta è nel mio cuore e nel cuore di colore che l'hanno davvero ponderata. Alla fine della seconda guerra mondiale una nazione del mondo ha avuto un potere senza precedenti, non ha subito nessun danno al suo complesso industriale, ha la più grande forza militare che il mondo ha mai visto, gli Stati Uniti. Il resto del mondo era stanco della guerra. Gli Stati Uniti avevano anche l'unica bomba che era stata dimostrata. Avevamo la bomba atomica, quella grande arma. Ora, gli Stati Uniti disarmarono, gli Stati Uniti non fecero alcun tentativo per imporre il proprio volere al resto delle nazioni. Può onestamente dire, nel suo cuore, che se l'Unione Sovietica fosse stata in una posizione analoga con quella bomba, o oggi i Rossi Cinesi, in una posizione con quella bomba, e con quella grande forza militare, che oggi il mondo non sarebbe stato conquistato da quella forza? Ma questa nazione invece non l'ha fatto.

WARUHIU: Non si dimentichi che l'Unione Sovietica che ha combattuto la guerra non è l'Unione Sovietica di oggi. E in ogni caso non si può paragonare. Come può dare una risposta a una domanda così puramente ipotetica?

REAGAN: No, sto dicendo questo come testimonianza della prova. In questo programma dovremmo parlare dell'immagine dell'America, e vorrei mettere in rilievo come questa in passato sia stata coerente di intenzioni non aggressive anche quanto, forse per la prima volta nella storia del mondo, ci fu una nazione con il potere per farlo. Forse un giorno, la storia ci dirà che abbiamo preso una cantonata, che quello era il momento in cui dli Stati Uniti avrebbero dovuto dire a tutti, deponete le armi e noi deporremo le nostre.

COLLINGWOOD: Abbiamo qui un rappresentante dell'Unione Sovietica. Vladimir Perenosov, cosa ne pensa?

PERENOSOV: Mi sembra che sia molto strano sentire che l'America, l'unica nazione che ha usato una bomba atomica non la usò contro un'altra nazione. Non mi sembra una buona idea dire questo. Adesso abbiamo un sacco di armamenti e abbiamo tante persone ma non useremo questi armamenti e queste persone contro l'America o contro altri Paesi. Mi sembra che l'America che prese parte all'ultima guerra e l'Unione Sovietica nell'ultima guerra e se parliamo, ad esempio, dell'America che ha dato molto per concludere la guerra con Hitler e con la Germania, possiamo parlare di questo, ma dal punto di vista dell'Unione Sovietica non ci vantiamo di questo. Non è necessario fare questo credo.

COLLINGWOOD: Torneremo su questo punto tra un momento con TOWN MEETING OF THE WORLD.

(PUBBLICITA')

COLLINGWOOD: Adesso la bella ragazza bionda dall'Inghilterra.

JEAN SOLOMON: Mi piacerebbe spostare il discorso verso i diritti civili. In Inghilterra c'è un crescente movimento per una legislazione contro la discriminazione razziale. Credo che molti stati abbiano fatto esperienza di tali leggi. Potreste dirmi la vostra opinione su questo e forse altre nazioni potrebbero imparare dall'esperienza Americana.

COLLINGWOOD: Senatore Kennedy, lei era Ministro della Giustizia quando la legislazione sui diritti civili era in una fase cruciale.

KENNEDY: Non conosco lo specifico tipo di legislazione che è stata proposta nel vostro Paese. Noi nel 1964, 1965, 1966 abbiamo approvato le più importanti proposte di legge che danno garanzie agli individui nel campo dell'educazione, nell'utilizzo di luoghi pubblici come hotel e ristoranti e nel campo della discriminazione sul posto di lavoro. Alcune leggi sono stati più efficaci di altre. Ma c'è stato lo sforzo da parte degli Stati Uniti di affrontare il problema, questo non è stato completamente risolutivo ma almeno abbiamo iniziato a lavorarci. Se vuole parlare di parti specifiche della legislazione -- Penso che sia stato estremamente importante l'aver approvato questa legislazione. Penso sia stato estremamente importante l'aver riconosciuto il problema e aver iniziato ad affrontarlo ma le dirò francamente che non siamo riusciti a far scomparire questo difficilissima questione che colpisce gli Stati Uniti, avremo ancora molti problemi nel nostro Paese, come i disordini che sono accaduti in passato negli ultimi 6 anni, continueremo ad averli anche nei prossimi anni. Ci stiamo confrontando con un'eredità di 150 anni, siamo stati ingiusti con le nostre minoranze in particolare con i neri, ma anche con altri come i Messicani americani, gli Indiani. Abbiamo appena iniziato a riconoscerlo e a farci i conti. Penso che dovremo continuare a confrontarci con questo sia in termini di azioni legislative che di azioni personali da parte di noi tutti.

COLLINGWOOD: Governore Reagan, cosa pensa in quanto Governatore di un grande stato riguardo all'efficacia della legislazione americana sui diritti civili?

REAGAN: Beh, penso che con tutti questi disordini abbiamo perso di vista alcuni dei progressi fatti. Senza dubbio in questa nazione, ma credo in tutto il mondo, c'è ancora il retaggio di persone che sono state diffidenti nei confronti di chi è diverso, e quando c'è stato, la storia lo insegna, un popolo che è stato reso schiavo ci saranno momenti ancora più difficili. Non si tratta solo di diversità etnica, razziale o religiosa. C'è un pregiudizio che rimane. Ora, io credo che la maggiore parte del problema stia nei cuori degli uomini. Penso che la bigotteria e il pregiudizio siano le peggiori malattie del genere umano e le più difficili da correggere. E in più c'è la legislazione che garantisce e impone la nostra costituzione che è diversa da quella di molte delle nazioni qui rappresentate da questi giovani. Molte costituzioni promettono ai loro popoli le stesse cose della nostra, ma c'è una differenza che è allo stesso tempo sottile e grande. Le costituzioni degli molti altri Paesi dicono che il governo garantisce questi diritti alle persone mentre la nostra costituzione dice che ciascuno è nato con questi diritti in quanto essere umano e che nessun governo può togliergli questi diritti. Adesso abbiamo visto necessario approvare delle leggi in modo da rendere più semplice per il governo esercitare la sua responsabilità di garante dei diritti costituzionali. Allo stesso tempo abbiamo ancora molto da fare in termini di relazioni umane giuste.

Tanti anni fa sono stato annunciatore radiofonico sportivo per la prima divisione di atletica della nazione. A quel tempo il grande gioco americano del baseball aveva un regolamento che si apriva con le parole: "Il Baseball è un gioco per gentiluomini caucasici". E fino a quel momento, fino alla seconda guerra mondiale non c'era mai stato un giocatore nero né in prima divisione né a un livello più basso in America. Un uomo sfidò quella regola, un uomo di una delle squadre di prima divisione che si chiamava Branch Rickey, e oggi il baseball è molto migliore e il nostro Paese è di gran lunga migliore perché lui distrusse quel regolamento scegliendo un uomo e mettendolo nella sua squadra di baseball, e la regola scomparve. Ora non dico che questa sia l'unica risposta, ma dobbiamo usare entrambe e penso che le persone che ricoprono posizioni come le nostre, come me e il Senatore o come il Presidente degli Stati Uniti, possono fare un gran bene, forse quasi quanto una legislazione adeguata, se iniziamo a dire che chi fa affari e conduce la sua vita sulla base di pratiche discriminatorie e pregiudizi si sta comportando in maniera malata. E non appoggeremo chi lavora in modo simile e invitiamo tutti le persone di buona volontà a unirsi a noi nel non appoggiare tali metodi. Presto insegneremo a chi vive sulla base del pregiudizio che sono soli e che sono ….

COLLINGWOOD: Mi scusi Governatore, ma Andrew Verzar, il nostro studente svizzero non è ancora intervenuto.

ANDREW VERZAR: Attraverso questa che mi sembra una retorica piuttosto irrilevante come spiega il signor Reagan il fatto che c'è una percentuale assai più alta di soldati neri nelle forze americane in Viet Nam di quella nei neri nella società americana. Non dipende forse dal fatto che i neri hanno ancora oggi maggiori difficoltà e che continueranno ad avere maggiori difficoltà a trovare lavoro in America?

REAGAN: Non penso che nessuno possa negare che a causa di questo retaggio di pregiudizi a cui si riferiva il Senatore c'è stata, tra le nostre minoranze, una grande percentuale di persone che non è passata attraverso il nostro sistema scolastico, che non si è qualificata per lavori migliori e quindi c'è forse una più alta percentuale che trova nell'esercito un lavoro adatto e un buon lavoro rispetto alla mancanza di opportunità da altre parti. E questo potrebbe essere vero.

COLLINGWOOD: Senatore Kennedy, lei cosa ne pensa?

KENNEDY: Penso che si tratta di una questione giusta quella sollevata dal signore Svizzero. C'è un più alto grado, una più alta percentuale di neri in servizio in Vietnam rispetto alla popolazione, e i morti in Vietnam tra i neri sono più alti rispetto alla popolazione. Credo che ciò sia parzialmente dovuto a quanto detto.

Penso inoltre che dipenda anche dal fatto che il servizio di leva sia stato ingiusto qui nel nostro Paese e che abbia discriminato i poveri e i gruppi economicamente svantaggiati, e adesso stiamo cercando di rimediare a questo.

Ma questi sono sono alcuni dei problemi, li abbiamo riconosciuti e stiamo cercando di fare qualcosa per risolverli. Giusto la scorsa settimana alcune leggi che almeno parzialmente rettificheranno la situazione sono state approvate dal Senato degli Stati Uniti. Ma i neri e i gruppi economici più bassi … una grande percentuale di questi è stata arruolata nell'esercito, sta servendo in Vietnam, e ha sofferto perdite. E penso che questa sia la parte più tragica.

COLLINGWOOD: Senatore, Gorvernatore Reagan, signori e signore del gruppo universitario, mi dispiace ma il nostro tempo è scaduto. So che non avete potuto fare molte domande che vi sarebbe piaciuto porre e sospetto che il Governatore e il Senatore non abbiano dato le risposte che avrebbero voluto, ma grazie tante per essere stati con noi in questo TOWN MEETING OF THE WORLD.

KENNEDY: Possiamo aggiungere una parola per favore?

COLLINGWOOD: Qui è Charles Collingwood, si parli pure.

KENNEDY: Solo per dire quanto io e sono sicuro anche il Governatore Reagan abbiamo gradito questo incontro, ovviamente non siamo d'accordo su tutte le questioni. Ma è importante nella nostra nazione che noi possiamo avere un dialogo. Facciamo grandi sbagli negli Stati Uniti. Lo riconosciamo. Forse non vi rimediamo così rapidamente come voi vorreste. Anche se il Governatore Reagan e io rappresentiamo due diversi partiti politici e forse differenti punti di vista su questi problemi, abbiamo riconosciuto il fatto che siamo ovviamente ben lungi dall'essere perfetti.

Ma grazie alla tecnologia e a tante altre cose, il mondo di oggi è così vicino che è importante avere questo tipo di confronti e in particolare, visto che il mondo vi appartiene e che ciò che facciamo e le decisioni che prendiamo hanno un effetto sulle vostre vite che voi continuiate a criticarci quando vedete che facciamo degli errori. Ma come ho detto prima, dovete esaminare i fatti. E che tutti noi, sia che siamo qui negli Stati Uniti o altrove, esaminiamo i fatti e cerchiamo di avere a che fare con questi.

Platone una volta disse che tutte le cose devono essere interrogate - e tutte le cose devono essere esaminate e interrogate - non c'è limite al pensiero, e penso che questo si debba applicare a tutti noi, in particolare a coloro che hanno il vantaggio di un'istruzione. Grazie.

REAGAN: Mr. Collingwood, c'è tempo per un saluto?

COLLINGWOOD: Governatore, le lascio un secondo.

REAGAN: Bene, lo faccio in un secondo. Il fatto stesso che abbiamo discusso e che abbiamo delle differenze, mi spinge, visto che sono il più vecchio qui, a prendermi la libertà di dare un piccolo consiglio ai giovani.

Credo che la più alta aspirazione dell'uomo debba essere la libertà individuale e lo sviluppo dell'individuo e che ci sia una sacralità dei diritti individuali. E vorrei dire a tutti i giovani che perseguono la loro strada che è stato molto stimolante, Penso che voi dobbiate pesare tutto ciò che vi è proposto, tutto dalla linea di governo, leggi e teoria economica, tutto quanto e pesarlo sulla base di una scala che non debba offrirvi una sorta di santuario o di sicurezza in cambio del vostro diritto a volare così in alto e così lontano che la vostra forza e abilità possa portarvi come individui senza soffitto al vostro sforzo. Che vi sia ampio spazio per un pavimento sotto di voi in maniera che nessuno in questo mondo debba vivere nella degradazione sotto al pavimento, ma anche che vi riserviate il diritto di essere liberi

COLLINGWOOD: Grazie tante anchor. Questo è TOWN MEETING OF THE WORLD. Io soon Charles Collingwood. Buonanotte

(PUBBLICITA')

ANNUNCIATORE: Abbiamo trasmesso un'altra dell serie della CBS NEWS, TOWN MEETING OF THE WORLD. L'argomento era "L'immagine dell'America e la gioventù del mondo".

TOWN MEETING OF THE WORLD è stato registrato oggi e editato sotto la supervisione e il controllo della CBS NEWS.

CBS NEWS ringrazia per la collaborazione la BBC British Broadcasting Company e la stazione televisiva KXTV di Sacramento per l'aiuto nella fornitura delle strutture per questa trasmissione. I partecipanti a Londra erano collegati agli Stati Uniti grazie al satellite di comunicazione Atlantic.


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RFKEurope: Participants of the 1st RFK EmpowermentLab leave tomorrow, exhausted but with more skills and tools for their HR work. Thank you! #RFKTI


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“Each time a man stands up for an ideal, or acts to improve the lot of others, or strikes out against injustice, he sends forth a tiny ripple of hope, and crossing each other from a million different centers of energy and daring, those ripples build a current which can sweep down the mightiest walls of oppression and resistance.”

Robert F. Kennedy
Capetown, June 6th 1966