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Czech Republic - Repubblica Ceca
Vaclav Havel

 


Foto di Eddie Adams

Foto di Eddie Adams

Libera Espressione

"Non ti vuoi far coinvolgere nella sporcizia che c’è intorno a te e poi un giorno, all’improvviso, ti svegli e ti accorgi di essere un dissidente, che sei un attivista dei diritti umani."







Biografia

Vaclav Havel è una delle voci più autorevoli della democrazia. Il suo rigore morale è come una bussola che punta verso il nord e la sua eloquenza non ha paragoni nell'arena politica. Havel è il maggiore drammaturgo cecoslovacco. Nato nel 1936, è stato il fondatore di Carta 77, un'organizzazione per i diritti umani e per la democrazia che ha sfidato la supremazia sovietica. Ha scritto testi significativi sulla repressione e sul dissenso e, in particolare, il suo lavoro datato 1978 dal titolo “Il Potere dei Senza Potere”, è uno dei più riusciti saggi politici che siano mai stati scritti. A causa del suo impegno per i diritti umani, nel 1979 è stato condannato a quattro anni e mezzo di lavori forzati, durante i quali ha scritto Lettere a Olga. Come portavoce del Civic Forum, di cui è stato co-fondatore nel 1989, Havel ha avuto quel carisma, quell'astuzia politica e quella capacità di persuasione che hanno contribuito a mettere in ginocchio il comunismo, ed è stato in grado di negoziare una transizione pacifica verso la democrazia. E dalle ceneri del regime sovietico è emerso un nuovo stato, fondato sulla libera espressione, sulla partecipazione politica, sulla società civile e sul rispetto dello stato di diritto. Nel 1989, Havel è stato eletto presidente della Cecoslovacchia, (il primo presidente non comunista dopo oltre quarant'anni) carica che ha ricoperto dal 1993 al 2003 e durante la quale ha supervisionato l'avvio dei negoziati per l'ingresso della Repubblica Ceca nell'Unione Europea. Da quando ha lasciato l'ufficio, Havel ha continuato a lavorare sui diritti umani in quanto membro del Consiglio europeo sulla tolleranza e la riconciliazione e come presidente del Consiglio internazionale della Fondazione Diritti Umani. Nel 2003 è stato insignito del Premio Internazionale Pace intitolato a Gandhi , per il suo eccezionale contributo alla pace nel mondo e sostegno dei diritti umani in molte situazioni difficili. Nel 2003, Havel ha ricevuto il primo premio di Ambasciatore di Coscienza di Amnesty International per il suo impegno nella promozione dei diritti umani. Sempre nel 2003, ha ricevuto la Medaglia Presidenziale della Libertà degli Stati Uniti e nel 2008 è stato citato come unno dei 15 campioni di democrazia mondiale dalla sede europa di "Una visione diversa" insieme a Nelson Mandela, Lech Walesa, e Corazon Aquino. E’ mancato nel Dicembre 2011.

Hlavnì Strànka

Intervista

Sulla Leadership e sul Coraggio

La crisi dell'autorità è una delle cause delle atrocità cui assistiamo oggi nel mondo. L’epoca postcomunista ha rappresentato una possibilità per nuovi leader morali, perché in questi paesi, durante la transizione, non c'erano professionisti o comunque uomini politici con una carriera alle spalle. Ciò ha dato agli intellettuali l'opportunità di entrare in politica, e di introdurre così uno spirito nuovo nel processo politico. Molti però sono stati sopraffatti dagli ingranaggi della macchina politica, e gran parte delle opportunità sono andate perdute. Ci sono leader che meritano il massimo rispetto, e senz'altro hanno il mio, come ad esempio il Dalai lama. Ammiro il fatto che siano sempre pronti a sacrificare la propria vita, a sacrificare la propria libertà, anche quando non hanno alcuna speranza, o non vedono all’orizzonte nemmeno un barlume di possibile riuscita. Sono sempre pronti ad assumersi la responsabilità verso il mondo, o almeno verso il mondo cui appartengono. Queste persone hanno sempre avuto il mio rispetto ed ho sempre apprezzato ciò che fanno. Il coraggio, in ambito pubblico, significa dover andare contro l'opinione della maggioranza (rischiando al tempo stesso di perdere la propria posizione) in nome della verità. E io ho sempre ammirato i personaggi della storia che sono stati capaci di fare esattamente questo.

Sul Diventare un Dissidente e sul Divino

Non si diventa dissidenti da un giorno all’altro. Non si può semplicemente decidere di diventarlo. È una lunga catena di passi e di atti. E spesso, durante questo processo, non si riflette veramente su ciò che sta succedendo. Sai solo che vuoi evitare qualunque debito che macchierebbe la tua. vita. Non ti vuoi far coinvolgere nella sporcizia che c'è intorno a te e poi un giorno, all'improvviso, ti svegli e ti accorgi di essere un dissidente, che sei un attivista dei diritti umani. La mia storia è andata così. Solo molto più tardi, mentre ero in prigione, ho riflettuto su come sono andate le cose e sul perché ho fatto quel che ho fatto. Dev'essere come una fonte di energia, chiamiamola "trascendente", che ti aiuta a superare tutti quei sacrifici. C'è senz'altro chi non è d'accordo con quest'idea di fonte trascendente, ma io la sento. In prigione, pensavo spesso a perché un uomo decide di rimanere retto, integro, anche quando è solo con sé stesso, quando nessuno può conoscere i suoi pensieri e le sue azioni - eccetto sé medesimo. Anche in tali situazioni uno può stare male, sentire di avere una cattiva coscienza, e provare rimorso. Perché è così? Com'è possibile? Io rispondo che ci dev' essere un altro occhio che ci guarda -  che non è soltanto quello della gente che ci circonda. Non ho prove dell' esistenza di questo occhio, ma io sono spinto dalla certezza archetipa di tale esistenza.

Sulla Paura

Ho sperimentato, e tuttora sperimento, un'intera gamma di paure. Alcune di queste hanno avuto un'intensità maggiore rispetto a quelle di altri. Ma forse anche i miei sforzi per superarle sono stati più intensi. La mia paura più grande è quella di venir meno a qualcuno, di deluderlo e poi sentirmi male per questo. Ad esempio, quando mi capita di trovarmi in uno sperduto paese Latino Americano. Mi chiedono di parlare, di rivolgermi al parlamento. E allora tengo un discorso e cerco di essere brillante, accattivante. Cerco di trasmettere qualcosa. Ma quando ho finito, mi volto sempre verso qualcuno per chiedere: "Com'era? Andava bene? Sono riuscito a trasmettere?" È un'insicurezza che ho sempre avvertito; ho sempre avuto paura del palcoscenico. La paura mi accompagna, ma agisco nonostante questo.

Sul Senso dell’Umorismo

Quando un uomo o una donna sono pronti a sacrificare tutto per delle cause importanti, finiscono per prendersi troppo sul serio. Il loro volto diventa rigido, quasi disumano, e alla fine somigliano a un monumento. E i monumenti sono fatti di pietra o di gesso e non si muovono tanto facilmente. Sono goffi. Se si vuole mantenere la propria umanità, bisogna mantenere un certo distacco. Per mantenere questo distacco bisogna essere in grado di vedere che c'è sempre una buona dose di assurdo, persino di ridicolo, negli atti che si compiono.

Sulla Speranza

Spesso si confonde la speranza con un pronostico. Il pronostico è uno studio scientifico su ciò che accade ovunque nel mondo. Si possono fare pronostici positivi (perché si è ottimisti) oppure negativi (che renderanno pessimiste anche le persone che ci circondano). Ma è molto importante differenziare. La speranza non è un pronostico. La speranza la vedo come una condizione dell'anima. Se la vita non avesse senso, non ci sarebbe alcuna speranza, perché il senso profondo della vita, il suo significato, è strettamente legato alla speranza.

Sulla Libertà e sulla Responsabilità

La libertà senza responsabilità è forse il sogno di quasi tutti, fare quello che si vuole senza doversene assumere la responsabilità. Ma naturalmente è un'utopia. E inoltre, la vita senza responsabilità non ha senso. Per questo credo che il valore della libertà sia legato alla responsabilità. E se non si associa tale responsabilità alla libertà, quest' ultima perde contenuto, perde senso e perde anche consistenza.

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