United States - Stati Uniti
Van Jones

Foto di Eddie Adams
Brutalità della Polizia
"La polizia ha picchiato il ragazzo, lo ha preso a calci, calpestato, gli ha spruzzato in faccia lo spray al pepe, lo ha imbavagliato (così non li sporcava sputando sangue), e poi lo hanno sbattuto in cella. Insomma, queste cose te le aspetti in Guatemala, ma invece sono accadute a quindici o venti minuti da qui."
Biografia
Van Jones è fondatore e direttore del Bay Area Police Watch, un’organizzazione impegnata a porre fine agli abusi da parte della polizia e a proteggere chi ne è vittima.
La Police Watch opera su diversi fronti, combinando l'avvocatura con il patrocinio dell’istruzione pubblica e dell’organizzazione delle comunità. Jones lavora direttamente con gli individui che hanno subito maltrattamenti da parte della polizia durante l'arresto.
I suoi sforzi per ottenere l'attenzione della società civile, e nel richiedere trasparenza e responsabilità durante i procedimenti disciplinari, hanno dato risultati significativi. La Police Watch Hotline raccoglie le telefonate di coloro che lamentano maltrattamenti e li indirizza agli avvocati che sono preparati dalla Police Watch a trattare i casi di abusi di questo genere.
La Police Watch poi segue sia le vittime che gli avvocati durante i procedimenti giudiziari, organizza il sostegno della comunità, e si esprime a favore delle vittime. Il lavoro di Jones ha contribuito a mettere in luce il fatto che avvengono pesantissime violazioni dei diritti umani anche sotto la tanto decantata protezione delle leggi democratiche degli Stati Uniti.
Dalla fine degli anni Novanta, Van Jones si occupa anche di economia eco-sostenibile. Grazie al suo impegno in difesa dell'ambiente, il 10 marzo 2009 Van Jones è satato nominato dall'Amministrazione Obama Special Advisor for Green Jobs, Enterprise and Innovation (letteralmente Consulente Speciale per l'Economia eco-sostenibile, l'Industria e l'Innovazione) presso il Ministero dell’Ambiente della Casa Bianca.
Van Jones si è dimesso dall’incarico il 7 settembre 2009.
Ella Baker Center
Intervista
The Center for Human Rights è un centro strategico di documentazione e divulgazione delle violazioni dei diritti umani negli Stati Uniti in particolare quelli perpetrati dai tutori della legge. Nel 1995 abbiamo aperto una linea telefonica di soccorso qui nella zona della Baia di San Francisco e nel 1998, un’altra a New York, perché le persone potessero raccontare degli abusi che avevano subito.
Abbiamo creato una banca dati, la prima nel suo genere in tutto il paese, che ci permette di individuare il poliziotto, il distretto o la procedura problematica, così con un clic del mouse possiamo subito identificare il luogo del misfatto e chi l'ha commesso. Questo ci ha avvantaggiati enormemente nella comprensione della vastità e della portata del fenomeno. Naturalmente non basta che uno chiami e dica “L'agente tal dei tali mi ha fatto questo,” perché non è detto che sia successo davvero, ma se riceviamo due, quattro, sei telefonate sullo stesso agente, si comincia a delineare un percorso. Si intravede la possibilità di muovere i primi passi in merito.
Cerchiamo anche di rendere noto il tema degli abusi tramite l'informazione. In questo siamo stati davvero i primi. Le persone che avevano subito violenza da parte della polizia cercavano di coinvolgere i principali mezzi di comunicazione, ottenendo il solo risultato di apparire petulanti, allarmisti e persino razzisti. Noi invece troviamo sia importante interagire con i media in modo intelligente, in modo da acquisire credibilità, facendo capire che siamo davvero interessati a portare avanti questo argomento in maniera responsabile.
Sai, qui riceviamo dieci telefonate al giorno di persone che sono state vittime di maltrattamenti e violenze da parte della polizia. C'è chi ti racconta: “L'agente mi ha insultato,” e altre cose pressoché insignificanti, ma si arriva fino a casi di morte assolutamente ingiusta. Qui abbiamo un quadro completo, da un estremo all'altro. Stiamo al telefono da mezz'ora a un'ora con ogni persona che chiama. C'è chi ci racconta che suo figlio è tornato a casa con un braccio, o la mascella o i denti rotti, oppure che suo figlio è stato tenuto in carcere per quattro o cinque giorni senza nessuna accusa. Li lasciamo raccontare la loro vicenda e poi la trascriviamo sul computer. Non mettiamo loro fretta.
Poi spieghiamo quali sono i loro diritti e cosa possono fare. Diciamo loro che se vogliono denunciare un tale agente di un tale distretto c'è un numero che possono chiamare, che c'è un modulo da compilare e spieghiamo loro come funziona. Se vogliono fare una denuncia che riguarda danni economici, spieghiamo loro l'iter da seguire.
Se ci dicono di avere segni evidenti di maltrattamenti da parte della polizia, abbiamo circa venticinque avvocati che collaborano con noi a cui possono rivolgersi. Questi avvocati tengono conto della nostra prima relazione sul caso, perciò cerchiamo di ottenere subito più informazioni possibili in modo che quando la persona li contatta dicendo: “La Police Watch mi ha detto di telefonarvi”, loro sanno che esiste già del materiale su cui lavorare. Abbiamo cominciato nel gennaio 1995 presso il Lawyers' Committee for Civil Rights (Comitato degli Avvocati per i Diritti Civili). Anche se la questione che riguarda la polizia non era parte delle questioni che di solito dibattevano (generalmente si occupano di problemi del lavoro, di discriminazione ed altro), ne hanno compresa la necessità.
Necessità che è divenuta evidente, quando ci siamo trovati di fronte il caso di Aaron Williams. Era un afro-americano che era morto mentre si trovava sotto custodia della polizia. Questo processo ci ha coinvolti enormemente. Di solito è preferibile mantenere un certo distacco professionale, ma in questo caso non è stato affatto così. Qui la famiglia del ragazzo e i volontari della Police Watch hanno unito le forze e hanno letteralmente trascorso due anni gomito a gomito. Siamo passati attraverso tre udienze diverse contro lo stesso agente e per lo stesso caso nel giro di otto mesi, le prime due volte abbiamo perso e l'ultima volta, nel 1997, abbiamo vinto. Non dimenticherò mai l'espressione sul viso dell'agente.
La faccenda aveva oltrepassato il singolo caso di Aaron. La questione era non permettere alle autorità di cavarsela dopo una tale mancanza di riguardo e di rispetto per la vita umana e per la legge stessa.