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Belarus - Bielorussia
Vera Stremkovskaya

 

 

Foto di Eddie Adams

Foto di Eddie Adams

Legge e Cambiamento Democratico

"Alla richiesta che il mio assistito fosse libero sotto cauzione durante il processo perché era molto anziano e malato, il tribunale ha risposto che era proprio il mio appello a rendere nervoso quell’uomo – e di conseguenza vedeva aggravarsi il proprio stato di salute. E mi hanno censurata."

Biografia

La Bielorussia è nata nel 1988 dopo la caduta del regime sovietico. Come membro fondatore nonché primo presidente del Centro per i Diritti Umani in Bielorussia, Vera Stremkovskaya è uno dei più stimati legali della nazione, conosciuta per la sua volontà di farsi carico della difesa di clienti politicamente impopolari. A causa di questo è stata tormentata, minacciata e accusata di diffamazione. Nel marzo 1999, il Collegio degli Avvocati (un’associazione forense controllata dal governo) ha emesso un “severo ammonimento” nei confronti della Stremkovskaya a causa del suo noto impegno per i diritti umani, minacciando di radiarla dall’albo se avesse continuato questo lavoro. Il regime di modello sovietico mantiene un severo controllo sui media, limita la circolazione della stampa indipendente (quando non la elimina del tutto ), e controlla tutte le reti televisive. Le manifestazioni di piazza spesso si risolvono con arresti arbitrari di massa, pestaggi e carcerazioni a lungo termine, mentre gli agenti segreti in borghese minacciano o rapiscono la gente per strada in assoluta impunità. In Bielorussia, nazione governata dalla polizia, questa donna coraggiosa cerca giustizia per quei pochi che osano alzare la voce contro l’ingiustizia – l’audacia e il coraggio di Vera Stremkovskaya sono esemplari.

Intervista

Le autorità bielorusse hanno cominciato a perseguitarmi al mio ritorno dagli Stati Uniti, dove avevo tenuto una serie di conferenze sulla situazione dei diritti umani nel mio paese, e hanno cercato anche di revocarmi la licenza di praticare la professione di avvocato. Mi è stato detto di presentarmi di fronte al presidente della Corte Suprema bielorussa, al ministro della giustizia e anche al Comitato Regionale degli Avvocati di Minsk, un’organizzazione di professionisti. Affermando che l’attività di difesa dei criminali e quella di sostenitrice dei diritti umani erano completamente separate, mi hanno esortato a scegliere tra fare l’avvocato ed essere un’attivista per i diritti umani. A ogni incontro hanno minacciato di revocarmi la licenza di avvocato, poiché ritenevano che i miei discorsi, le mie conferenze negli Stati Uniti e le mie attività legate ai diritti umani non fossero appropriate alla professione. Le forti reazioni in mia difesa da parte di alcuni paesi stranieri, particolarmente l’ambasciata statunitense e quella tedesca, hanno salvaguardatola mia licenza. Comunque, le autorità bielorusse hannougualmente emesso una censura nei miei riguardi.

La secondo censura l’ho ricevuta dopo un appello per mutare un ordine di detenzione preprocessuale. Alla richiesta che il mio assistito fosse libero sotto cauzione durante il processo perché era molto anziano e malato, il tribunale ha risposto che era proprio il mio appello a rendere nervoso quell’uomo – e di conseguenza vedeva aggravarsi il proprio stato di salute. E mi hanno censurata.

Si trattava del caso di un certo Starovoitov. Quest’uomo aveva trasformato una istituzione agricola impostata ancora sul modello sovietico in un’azienda nuova, orientata al libero mercato, di cui gli stessi lavoratori possedevano quote. Il presidente Lukashenko aveva respinto questi cambiamenti e, per soffocare questa attività, aveva montato una falsa accusa di appropriazione indebita nei confronti di Starovoitov.

Quando mi hanno minacciato di ritirarmi la licenza, sono stata male. Se avessi perduto la licenza avrei perduto il lavoro e quindi non avrei potuto mantenermi né mantenere la mia famiglia. E poi era il lavoro che amavo. Ero sconvolta, è stato un momento terribile,ma volevo continuare a difendere i diritti umani. Secondo la legge bielorussa è possibile che un avvocato si occupi professionalmente anche di diritti umani. Sono solo le autorità che sostengono invece che questi due ruoli vadano separati.

Di fatto, molti dei miei clienti sono casi politici. Sono prigionieri di coscienza e sono molti dispiaciuti di essere in qualche modo la causa delle minacce e delle repressioni che subisco da parte del governo. C’è stato un episodio che mi ha profondamente commosso, dopo il processo di Starovoitov. Ero andata a trovare quest’uomo anziano, magrissimo, con i capelli grigi, e lui mi si era buttato tra le braccia. Con la testa sulla mia spalla, piangeva, dicendo: “Mi dispiace così tanto di averti causato tanti problemi”. Altri miei clienti sono venuti con me a quegli incontri con le autorità e hanno parlato in mia difesa. Il loro appoggio, insieme alle mie convinzioni morali, mi hanno fatto andare avanti. Se fossi venuta meno ai miei obblighi, non ci sarebbe stato alcun cambiamento in Bielorussia. Allo stesso tempo sapevo di avere la mia croce da portare. Sentivo fortemente di essere destinata a praticare la legge, e quindi dovevo continuare a farlo.

Vedo il mondo come una creazione unitaria di cui io faccio parte. Conosco bene la storia del nostro paese e dello sviluppo delle diverse civiltà nel tempo. Questa conoscenza si è rivelata preziosa, importante e utile nel tracciare la mia visione del mondo. Sono un poeta e amo la poesia. Chi scrive poesie percepisce il mondo in modo un po’ diverso. La mia percezione del mondo passa attraverso la sensibilità e le emozioni.

Come membro della società, sento di avere un obbligo. Mi rivolto alla Bibbia e a Gesù Cristo e domando perché lui ha fatto quello che ha fatto per gli esseri umani, anche per quelli che non credevano in lui. C’è un verso di una poesia russa: “Vai da solo e, nel momento della repressione, aiuta il cieco ad affrontare l’indifferenza della folla e il sarcasmo della folla”. Secondo me, questo è il dovere di ognuno di noi. E per me è il senso della vita.

Io sono una madre single. I miei genitori sono morti e io sto crescendo mio figlio da sola. Siamo una famiglia. Sentiamo e pensiamo allo stesso modo e vediamo la vita in maniera molto simile. Ho tanti amici e spesso siamo tutti a casa mia, perciò mio figlio ha modo di conoscere persone creative. Ma vede anche quanto sono stanca quando torno dal lavoro. Si rende conto di cosa sto facendo e sempre più spesso mi fa domande specifiche sui casi che seguo.

La vita per me è un tutt’uno. Non posso essere un tipo di persona al lavoro e un altro con i miei figli. Questi due mondi si sovrappongono. Spesso i miei clienti diventano miei amici. Vengono a trovarmi a casa e mio figlio li conosce e vede chi sono. Lui è attratto da questo tipo di persone. Penso di essere più felice di quelli che lavorano dalle nove alle cinque e fanno finta di fare qualcosa di importante, mente in realtà si limitano a sopravvivere.

Trovo che il coraggio stia nel fare qualcosa nonostante le circostanze avverse. Lo fai perché senti che è giusto, perché devi. La forza interiore è come una corda di metallo che hai dentro e ti aiuta ad andare avanti. Nasce dalla visione del futuro, dalla fede in Dio, dalla consapevolezza del destino e dalla conoscenza della storia. E poi nasce dalla gente che ti circonda, come i miei amici e mio figlio. Negli Stati Uniti e anche in altri paesi, le persone mi capiscono e mi sostengono. Questo mi dà una grande energia.

In Bielorussia la gente non ha più paura. Il terrore che prima li attanagliava si sta dissipando e riescono ad essere innovativi anche quando si tratta di protestare. Le proteste, sia pure quando sono piccole e circoscritte, sono un segno di resistenza. Un detenuto ha organizzato una protesta perché aveva i topi dentro la cella. Nonostante fosse un detenuto, ha difeso la propria dignità e i propri diritti. C’è stato un altro episodio in cui ha appeso la sua biancheria intima e i suoi vestiti sporchi fuori dalla finestra della cella, in modo che chi passava per strada potesse vederli. Così facendo, intendeva far pressione sul direttore del carcere per ottenere migliori condizioni sanitarie.

Alcune proteste sono anche piuttosto divertenti. Un artista di nome Pushkin ha scaricato un cumulo di letame di fronte al palazzo presidenziale, e sopra il letame ha messo gli slogan della campagna per la presidenza di Lukashenko con accanto la scritta: “Risultato della tua presidenza”.

C’è anche una nuova organizzazione di giovani a favore del presidente che si chiama Unione Patriottica dei Giovani Bielorussi. Una volta, durante la Giornata della Prevenzione dell’AIDS, il Movimento Democratico Giovanile ha donato formalmente ai militanti dell’Organizzazione Giovanile Presidenziale a favore di Lukashenko, decine e decine di profilattici su sui era scritto il seguente messaggio: ”Così non ce ne saranno altri come voi”. L’idea era di fermare il proliferare di una tale organizzazione.

Sono convinta che in Bielorussia la democrazia finirà col prevalere. Ne sono certa. Non abbiamo altra scelta. La Bielorussia è un paese europeo proprio al centro dell’Europa. Così come si sono avuti cambiamenti altrove, ci saranno anche qui. Vedo la nostra storia come parte dell’evoluzione mondiale. La storia del mondo prova che l’intera comunità è un’unione di persone. Siamo uniti nell’andare verso la democrazia, verso la giustizia e verso una società più aperta. Ritengo possibile il cambiamento democratico in Bielorussia perché un mare di gente in gamba e industriosa si dedica quotidianamente a questo obiettivo. Per quanto riguarda le elezioni nello specifico, abbiamo anche l’appoggio della comunità internazionale. Gli Stati Uniti hanno avuto una forte reazione in seguito alle nostre elezioni, e Amnesty International continua ad accusare il regime di Lukashenko che tiene ancora in carcere i prigionieri di coscienza. Tutto questo ha certo contribuito a dare alla  Bielorussia una percezione di sé come di una parte della comunità internazionale. E io ho di fatto avuto la possibilità di parlare al presidente Clinton ad Atlanta, presso l’Ordine degli Avvocati, durante la cerimonia per gli avvocati di ogni nazione che si occupano dei diritti umani, dove ho anche ricevuto un premio. A nome del popolo bielorusso, ho espresso gratitudine verso gli Stati Uniti, sottolineando la nostra speranza inesausta nel cambiamento democratico.

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